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sabato 3 ottobre 2020

TUMORE AL SENO: 1000 NUOVI CASI OGNI ANNO al Breast Unit di Montecchio Maggiore

 


ogni dodici mesi ci sono 600 interventi effettuati alla Breast Unit diventata polo senologico per l'Ulss 8 Berica e centro d'eccellenza della sanità veneta.”

Meneghini, primario della Breast Unit:

 «Si è abbassata la fascia d'età più colpita che si attesta tra i 35 e i 

50 anni ma è calata la mortalità con possibilità di farcela al 90%»

 

Questo è l’incipit dell’articolo apparso sul Giornale di Vicenza del 30 settembre scorso.

         In coda al sottotitolo la notizia consolatoria … calata la mortalità con possibilità di farcela del 90%.”

Certo non è colpa del dott. Meneghini se l’età del tumore al seno si abbassa paurosamente e un numero di ragazze giovanissime è colpito da questa tremenda malattia.

Il 90% di donne ce la fa, ma quando ti viene diagnosticato il cancro tutto il mondo ti cade davanti. Non sai se farai parte di quel 90% che sopravviverà e ti avvii verso un percorso doloroso e incerto che cancella tutti i tuoi sogni e i tuoi progetti, che ti conduce alla sala operatoria, alla chemioterapia e a lunghi anni di incertezze e di speranza.

         Il dato certo è che la malattia, di anno in anno, colpisce un numero sempre più grande di donne sempre più giovani.

Potete restare indifferenti a queste notizie? Non avete madri, sorelle, figlie?

Non si può restare con le mani in mano mentre le cause che determinano il male crescono smisuratamente sotto i nostri occhi.

Le cause di questo progressivo aumento di tutti i tumori, delle malattie degenerative e metaboliche va trovata nelle condizioni precarie del territorio della nostra regione dove, per favorire profitti e speculazione, si massacra l’ambiente con le ripercussioni che qui vediamo documentate.

È di questi giorni la pubblicazione di “MAL’ARIA DI CITTA’ ” il report annuale di Legambiente sullo stato delle nostre città. 

In parallelo con il crescere dei tumori e delle altre malattie vediamo la crescita annuale dell’inquinamento atmosferico.

“Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane.

 Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute 
umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3) … L’inquinamento ha anche un impatto economico se si considerano i costi sanitari associati, l’accorciamento dell’aspettativa di vita, le morti premature e le giornate di lavoro perse.

A pagarne le conseguenze, come sempre, sono i cittadini.

 Ogni anno sono infatti oltre 60 mila le morti premature in Italia dovute all'inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all'anno.

Ad oggi infatti i ¾ della popolazione urbana è esposta a concentrazioni troppo elevate rispetto a quanto indicato dall'OMS per le sole polveri sottili (Pm 2,5). Decisamente troppo… Alcuni inquinanti hanno un potenziale impatto sul clima e sul riscaldamento globale a breve termine; l’ozono troposferico (O3) e il black carbon (BC) …

C’è bisogno di politiche integrate ed efficaci e ce n’è bisogno subito.

Non è un problema solo di soldi e di mezzi meno inquinanti: si deve programmare la conversione ad una nuova mobilità, pubblica e condivisa, inderogabilmente a emissioni zero.

 Si tratta di scegliere e progettare da subito il modo in cui dovrà necessariamente cambiare la mobilità nelle aree urbane.

In sostanza l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico.”

 


La citazione del documento di Legambiente che potete scaricare per intero dal LINK
fa il punto sul grave stato della qualità dell’aria nelle nostre città. Fanno riflettere i dati relativi all'elenco delle città inquinate da cui risulta che in testa alla classifica delle città più inquinate d’Italia ci sono ben 5 capoluoghi veneti con in testa Vicenza che occupa il 6° posto della classifica nazionale, seguita da Rovigo, al 7°, Verona  al 9°, Venezia al 13° e Padova al 16°.

Dell’accorato appello di Legambiente e dello stato di rischio in cui vivono i cittadini del Veneto il nostro ineffabile presidente Zaia non si è mai preoccupato né tanto meno occupato e diciamo che nemmeno gli amministratori delle nostre città ci fanno tanto caso visto che al di là di qualche domenica a piedi non mettono in atto nessuna misura strutturale di quelle che suggerisce anche Legambiente.        

Il presidente Zaia, andando contro corrente rispetto alle direttive europee e al buon senso, nel 2018 ha chiuso un progetto che riguardava la realizzazione di un complesso moderno sistema di metropolitane di superficie che avrebbero abbattuto la gran parte dell’attuale traffico automobilistico.

Per quanto riguarda il traffico il nostro presidente evidentemente non si ispira a Berlino bensì al Cairo e Nuova Deli.

 Intanto sempre più gente si ammala e muore.

La stessa totale disattenzione Zaia riserva all'inquinamento che ha colpito, ufficialmente, 360.000 persone, ma se ne stimano più di mezzo milione.

La bonifica del vasto territorio inquinato che riguarda la bassa pianura veneta, compresa in tre province Verona, Vicenza e Padova, dovrebbe essere al primo posto nell'elenco dei progetti finanziati dal Green New Deal, quel patto europeo che prevede una pioggia di miliardi per i progetti di risanamento ambientale.

 

Nell’intervista rilasciata all’indomani della sua rielezione bulgara il presidente elenca i suoi progetti più importanti

 


29/9/2020 Giornale di Vicenza

 

IL FUTURO NEI PROGETTI DI ZAIA.

 «Saranno cinque anni di rivoluzione pacifica, totale, gandhiana, che cambierà radicalmente il Veneto - predica -. 

Del resto ci lasciamo alle spalle il mondo analogico, è il digitale che ci aiuterà a vivere meglio in tanti settori, dalla sanità alle infrastrutture con le Smart road».

Certo, «la madre di tutte le battaglie resta l'autonomia - continua - e anche su questo confermo che abbiamo dei progetti che non faranno piacere a Roma». 

 E non solo.

 Tra le priorità c'è il completamento della Tav: Ci mancano ancora 4 miliardi per la tratta Verona - Vicenza: il Recovery Fund  potrebbe essere la soluzione per poter anche aprire i cantieri». 

E ancora. «La Valdastico va completata a Nord perché servirà a sgravare il polo veronese sul Brennero dal traffico pesante».

 

Il presidente non nomina nemmeno di striscio tra le priorità quella che interessa mezzo milione di persone e l’unica che ha senso, cioè la bonifica di un terzo del territorio regionale, la salvaguardia delle falde idriche, della fascia della ricarica degli acquiferi e la rivoluzione delle tecniche produttive e di smaltimento dei rifiuti.


 
Esiste già un progetto, firmato dal Ministro dell’ambiente, dal presidente della Regione dai sindacati, dai sindaci dei comuni interessati, dalla Confindustria ecc. ecc. che potrebbe essere l’inizio di questo processo epocale e cioè il patto decennale Stato Regione siglato nel febbraio del 2016 che prevede la bonifica dell’intera area del bacino Fratta Gorzone.

 A quattro anni dalla firma  però non è stata messa nemmeno la prima pietra.

Come documenta l’Istituto Superiore di Sanità, migliaia di pozzi con livelli che superano i 50.000 nanogrammi/litro di PFAS sono alla base di un diffuso inquinamento di prodotti alimentari, verdure, frutta, carni, uova ecc. che raggiugono quotidianamente le nostre mense.

Gli scoli del distretto conciario, ricchissimi di veleni, oltre che di PFAS, si irradiano, oltre che nella  bassa pianura,  anche nell'Adriatico, inquinando pesci e mitili.

  Quando parliamo del "PATTO"  stiamo trattando del totale risanamento di tutta la bassa pianura veneta, un’opera di vastissime dimensioni e di durata ultra decennale che occuperebbe migliaia di persone e garantirebbe i prodotti dell’intera area e la salute di centinaia di migliaia di persone.

    Produrrebbe una grande ricchezza e renderebbe la nostra agricoltura competitiva a livello mondiale.

Tutto questo al nostro presidente, a Confindustria e ai nostri sindaci non interessa affatto, nemmeno dal punto di vista del grande valore economico ed occupazionale che avrebbe un'opera del genere, forse perché prima di iniziare a bonificare, ovviamente, bisognerebbe smettere di inquinare e questo tasto non è particolarmente gradito all'industria della concia e affini.

 Parleremo nel prossimo post della bonifica mancata e di quello che arriva nelle nostre mense, dei limiti PFAS decretati da Zaia per gli acquedotti che non sono uguali a zero, come lui afferma, ma 390 nanogrammi/litro. 

Nel frattempo accontentiamoci dei mille casi annuali di tumori al seno nella Breast Unit di Montecchio Maggiore.

 

Giovanni Fazio


La provincia di Vicenza è la più cementificata d'Italia
 


domenica 27 settembre 2020

NUOVI TAGLI NELLA SANITA’ VENETA


 IL TETTO IMPOSTO AI MEDICI PER LA SPESA FARMACEUTICA

 PASSA DA 113 EURO PER ASSISTITO NEL 2019 A 50 EURO PER ASSISTITO NEL 2020.

 

Un duro risveglio per tanti cittadini che hanno votato plebiscitariamente Zaia.

 Il presidente più amato dai veneti nel discorso di ringraziamento all’indomani della sua rielezione ha detto che la Sanità sarà il primo punto che sottoporrà alla sua attenzione.


Infatti non ha perso tempo per imporre un ulteriore taglio:

 il 23 settembre è arrivata ai medici di famiglia una circolare della Direzione della AULSS 8 che impone a tutti i sanitari di rientrare del 4,1% poiché

 “Sulla base della spesa del periodo gennaio - luglio 2020, la nostra Azienda non rispetta il tetto assegnato per un valore di 990.690 euro, con uno scostamento del 4.1%.”

Questo tetto di spesa, fissato dalla Regione, non è dato sapere sulla base di quali criteri scientifici, scende progressivamente, di stagione in stagione, infatti nel 2019 il tetto massimo di spesa da non superare era di 113 euro.

 Ciò mette i medici, e di conseguenza gli assistiti, in gravi difficoltà per potere restare nei limiti di spesa sempre più ristretti imposti dalla Regione.

Non lamentatevi pertanto se domani il vostro medico sarà costretto a modificare la terapia che state assumendo da sempre poiché da ora in poi, nel Veneto di Zaia, la spesa farmaceutica pro capite non potrà superare i 50 euro per assistito (meno della metà di quanto si poteva prescrivere fino a qualche mese fa).

Prosegue la circolare:

“Da un'analisi dei dati provenienti dalla lettura delle ricette, aggiornati a marzo 2020, le categorie terapeutiche che incidono maggiormente sulla nostra spesa convenzionata sono le seguenti:

 

-        farmaci per i disturbi ostruttivi delle vie respiratorie,

-        sostanze ad azione sul sistema renina-angiotensina,

-        sostanze modificatrici dei lipidi,

-        farmaci per disturbi correlati all'acidità.”

Si tratta di farmaci indispensabili per curare l’asma e la broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e le gastro duodeniti.

 


Proprio in questi giorni ci giunge una accorata lettera del Presidente dell’Ordine dei Medici di Vicenza dott. Michele Valente

 

“… Con la legge di riforma degli Ordini, l’Ordine dei Medici è divenuto “organo sussidiario dello Stato” con finalità di tutela della salute dei cittadini, intervenendo nel controllo della professione per salvaguardare la qualità delle prestazioni mediche.

Questa funzione (attribuita per legge) spesso genera una sorta di incomprensione e addirittura di fastidio di fronte a prese di posizione dell’Ordine su scelte politiche e manageriali dettate esclusivamente dal contenimento dei costi, con conseguente abbattimento della qualità delle prestazioni e danno sulla salute della gente perché qualcuno vorrebbe gli Ordini subordinati alla politica e i Medici non più liberi e autonomi nelle loro decisioni cliniche ma ingabbiati nella “medicina amministrata.

Gli Ordini non sono mai andati troppo “a braccetto” con il potere costituito, perché parlano e agiscono nell’esclusivo interesse dei pazienti, perché difendono i valori della Professione Medica, una professione liberale, perché scelta liberamente e perché portata avanti da uomini liberi e indipendenti.

Dott.Michele Valente
 Le minacce alla autonomia e libertà del Medico hanno avuto negli ultimi anni molte manifestazioni che hanno tentato di ridimensionare la nostra professione riducendo il Medico a solo erogatore di prestazioni, in pratica un semplice fattore produttivo governato da una tele-burocrazia asfissiante e senza senso.

L’Ordine, in autonomia e libertà, fa il proprio dovere rifiutandosi di subordinare la Deontologia e i Valori della nostra professione alle decisioni, spesso incomprensibili e unilaterali imposte dalla politica. Valori e Deontologia che per i manager rampanti della sanità sono concetti da “rottamare”, ma che per noi Medici, tutti i Medici, hanno un valore essenziale.”

 

Questa durissima critica non viene da un partito politico di opposizione ma da un “Organo dello Stato”, quale è, al di sopra delle parti, l’Ordine dei medici.”

La continua sottrazione di risorse alla sanità pubblica, marcia a tutto vapore nel Veneto, alla faccia delle dichiarazioni ufficiali.  

Il risultato evidente è la sofferenza dei cittadini, condannati a lunghissime

file di attesa e a ticket non più accettabili se, come dicono le statistiche ufficiali, ben 800.000 cittadini del Veneto hanno rinunciato alle cure e per l’eccessivo costo di terapie, visite specialistiche ed esami.

                                                                                                                              La politica non è quella che vediamo quotidianamente in TV ma quella cheviviamo duramente ogni giorno in una regione che si vanta di eccellenze sanitarie mentre taglia sempre di più i finanziamenti alla sanità pubblica.

A margine di questa notizia, vorrei ricordare lo SPRECO DI DENARO PUBBLICO che rappresenta la costruzione, del tutto ingiustificata, di un nuovo ospedale a Montecchio Maggiore ad appena 5 km di distanza dall’ospedale di Arzignano, dettato da motivi di pura propaganda politica e da considerazioni meramente campanilistiche.

Anche questo è il Veneto di Zaia

 

Ospedale di Montecchio in costruzione: uno spreco di denaro pubblico

Giovanni Fazio

martedì 15 settembre 2020

UN MEDICO DI FAMIGLIA A FIANCO DEI SUOI ASSISTITI.

 

DAL COVID ALL'AMBIENTE


Aiutare i bambini in Africa



 Ho incontrato Luciano Mignoli pochi giorni fa: era un po’ che non ci vedevamo per le varie vicende legate al COVID 19. Sia lui che io abbiamo sperimentato, purtroppo il contagio; io, probabilmente, in una assemblea a Venezia e lui sul fronte del lavoro, sempre in prima linea per aiutare in mille modi i suoi pazienti. È uno dei tanti medici che hanno affrontato “a mani nude” la malattia. Per fortuna l’ha superata e, appena guarito, è tornato sul fronte.

         Come va adesso a Bassano, gli chiedo

 “Non tanto bene, le modalità di risposta sanitaria ad una eventuale recrudescenza della pandemia covid presentano ritardi organizzativi.

Non sono ancora state organizzate le postazioni per l’esecuzione del tampone Covid rapido in sperimentazione e normale quando già incominciano le prime sindromi influenzali e si riaprono le scuole.

 Le sindromi influenzali all’inizio sono indistinguibili dai primi segni covid e spingono pertanto i medici di famiglia, purtroppo, a visitare a distanza o con sistemi di appuntamento che favoriscono ritardi nel riconoscimento della virosi.

 Ancora adesso se il medico vuole un tampone o un test sierologico per il proprio paziente deve inviarlo ad una struttura privata perché i laboratori degli ospedali non sono ancora organizzati per farlo a chi volesse o a chi deve fare un ricovero programmato nel quale ora viene sempre chiesto il tampone.”

Questa, malgrado le chiacchiere e le vanterie, è la realtà del Servizio
Sanitario nel Veneto.

 In tanti mesi non si è stati capaci di riorganizzare un servizio pubblico efficiente e tempestivo.

“Proprio così, inviare tutte le sindromi influenzali in Pronto Soccorso


è impossibile
e assurdo perché non farebbe altro che far intervenire un medico USA che dovrebbe recarsi a domicilio per il tampone con vestizione e svestizione che richiedono circa 30 minuti: visto il numero limitato di medici sarebbe altrettanto impraticabile nei picchi influenzali. I medici di famiglia hanno dato disponibilità a collaborare per cercare le soluzioni più adatte ma non sono stati coinvolti.”

Conosco Luciano da molti anni, quando, insieme, attraverso l’azione sindacale, cercavamo di realizzare progetti per migliorare il servizio sanitario locale. Era sempre lo stesso che, da ragazzo appena laureato, si era recato in Mozambico, uno dei paesi più poveri dell’Africa, dal 1981 al 1983, prestando servizio nell'ambito della cooperazione internazionale come direttore sanitario dell'ospedale di Alto Molocuè.

         Adesso con lo stesso spirito di allora, opera nel campo ecologista dedicando il suo tempo libero alle iniziative contro i disastri che avanzano nella nostra regione.

“Ho sempre considerato l’ambiente, tutti gli altri esseri viventi, gli animali, le piante l’ambiente in generale, come parte integrante della vita degli esseri umani, sia dal punto fisico e biologico che dal punto di vista spirituale. Noi siamo il pianeta e non vi può essere salvezza per l’uomo se continua a distruggere l’unità di questo meraviglioso sistema.

La Pandemia è un prodotto, diretto o indiretto, non importa, di questo progressivo processo di distruzioni della nostra stessa base biologica. L’avidità delle multinazionali è alla base di uno sfruttamento intensivo delle risorse della terra ma il pianeta non ce la fa più.

Il clima ci manda segnali preoccupanti e pochi si rendono conto che alluvioni e cicloni sono solo i prodromi di disastri ancora maggiori se non cambieremo rotta.

Curare le persone significa anche capire che le malattie fanno parte di un sistema più grande e che per fermare l’aumento impressionante dei tumori, delle patologie degenerative invalidanti, dell’asma e delle gravissime lesioni al sistema riproduttivo, come quelle generate dai PFAS, bisogna prendersi cura del pianeta.”

Per questo ho deciso di votare per te alle regionali, non solo per la grande amicizia che ci lega da anni ma soprattutto perché sei una persona affidabile che non cerca poltrone bensì affronta anche questa “tortura elettorale” con spirito di altruismo e di coerenza con quanto fatto e pensato in una intera vita.

“Tu sai quanto mi dia fastidio andare in giro chiedendo di votare per me; per questo non vedrai nessun manifesto in giro con la mia foto.”

Sei l’unico. Ed è per questo che oggi pubblico questa nostra chiacchierata per far sapere, a chi interessa votare per uno che difende la vita e l’ambiente, veramente e con abnegazione, che sei candidato nell’unica lista che non si è accomunata a partiti vecchi e nuovi, una lista di persone per bene, modeste e preparate.

Sai che non mi piace riprodurre simboli elettorali e non li riprodurrò.

 Il Mio non è un invito elettorale ma una segnalazione indirizzata a quanti in questi anni, con estrema difficoltà si sono battuti contro l’inquinamento da PFAS, contro lo scempio della pedemontana e i veleni nei campi.

Segnalo, a chi può interessare che LUCIANO MIGNOLI è candidato nella lista Veneto Ecologia e Solidarietà.

Ritengo ciò l’inizio di un percorso che ci dovrà portare in tempi ragionevolmente brevi, allunità di tutti i movimenti ecologisti.

Giovanni Fazio




 

martedì 8 settembre 2020

UN ARTICOLO BOMBA DI ALBERTO PERUFFO SUI CORRESPONSABILI DEL DISASTRO MITENI

 


E’ di questa mattina, 7 settembre 2020, l’articolo che Alberto Peruffo pubblica nel sito di PFAS LAND.

Il pezzo è il risultato di mesi di ricerca e documentazioni che mettono a nudo le responsabilità di quanti, preposti alla tutela dell’ambiente e della salute, hanno permesso che un disastro ambientale e sanitario che coinvolge più di 360.000 persone e una vasta area della pianura rappresentata da ben tre province (Vicenza, Verona e Padova) potesse verificarsi.

“C’è un dato di fatto nei grandi crimini ambientali: i responsabili non inquinano così tanto – massivamente e indiscriminatamente – senza essere in qualche modo coperti dai permessi, dalle maglie larghe, dai controlli non effettuati, dei corresponsabili

Alberto Peruffo, chiama in causa direttamente coloro che lui definisce i corresponsabili.

 

Ne esce una cruda attestazione delle forti responsabilità delle istituzioni, e in secondo luogo di alcuni dirigenti Arpav, “con le mani legate dalla politica e da Confindustria”, i quali sono perciò parimenti – ma a gradi diversi – corresponsabili dell’avvelenamento della popolazione del Veneto.

 

L’analisi investe anche il settore alimentare, i documenti dell’Istituto Superiore di Sanità che testimoniano di una contaminazione alimentare provocata dai pozzi inquinati, distribuiti su un vastissimo territorio agricolo, irrorato, per altro, dalle acque provenienti dai depuratori del distretto conciario arzignanese.

 

Nel 2014 la Provincia di Vicenza autorizza Miteni a trattare rifiuti tossici, derivati dalla lavorazione di perfluorati, provenienti dall’Olanda. Tale autorizzazione veniva rilasciata malgrado un anno prima fosse stato già documentata la grave responsabilità dell’azienda relativa all’inquinamento dei PFAS da essa prodotti.

 

         La denuncia di Peruffo è diretta a chi ha rilasciato l’autorizzazione, a chi avrebbe dovuto controllare le modalità della applicazione dell’autorizzazione e ricercare nelle falde adiacenti allo stabilimento il GEN X, il nuovo perfluorato prodotto da Miteni, destinato a sostituire PFOA e PFOS, ormai fuori produzione in tutto il mondo.

         L’autore si chiede come mai tale sostanza non sia mai stata cercata nelle falde acquifere inquinate da Miteni, né inclusa tra i vari perfluorati, presenti negli acquedotti, per i quali il decreto Zaia fissa un limite massimo di performance di 390 ng/litro (bontà sua).

         Quello che non si cerca non si trova; quindi i cittadini bevono un’acqua in cui non si sa se la sostanza, la cui produzione fu autorizzata dalla regione sia presente o meno.

         Viceversa Arpav si è data un gran daffare nel cercare GEN X e C6O4 nel Po; un vero e proprio depistaggio una narrazione che non sta più in piedi: quella che tutta Italia è contaminata, soprattutto il Po, e che la Regione Veneto ha fatto meglio di tutti ed è stata la prima.

 Certo, la prima regione a dover riparare al crimine che ha consapevolmente permesso, coperto e alimentato per anni, perché molto più grave di quanto avvenuto in tutte le altre regioni, soprattutto per circostanze idrogeologiche e relative decisioni politiche. In nome di cosa? Del bene comune e della salute pubblica? No. Del profitto ad ogni costo.”

          

Alberto fa una lunga, documentata, disanima di tutte le complicità che hanno consentito, e consentono tuttora a quanti continuano ad inquinare le acque della pianura veneta, di farla franca e perfino di alzare la voce contro le vittime e i loro rappresentanti. Si tratta di un’analisi molto dettagliata, ricca di documenti e testimonianze sconvolgenti, che apre uno squarcio sul velo di omertà che fino ad oggi ha coperto i CORRESPONSABILI.

Alberto punta i fari su un contesto caratterizzato dall’intrecciarsi di grandi interessi economici e politici. Una narrazione della realtà della nostra regione che ci fa riflettere come il caso MOSE sia solo l’inizio di un percorso all’interno di un sistema che si dipana in una rete di inquinamenti, inceneritori, superstrade, cementificazioni, patologie e controllo sociale.

 

Vi invito a leggerlo fino in fondo: ne resterete sconvolti.

 

Giovanni Fazio

 

PFAS LAND ARTICOLO DI ALBERTO PERUFFO

 

https://pfas.land/2020/09/07/7-settembre-2020-il-concetto-di-corresponsabilita-1-2-linchiesta-genx-c6o4-la-relazione-sottovalutata-di-arpav-e-laudizione-poco-convincente-della-procura-il-passo-decisivo/

 

domenica 6 settembre 2020

LA DENGUE A MONTECCHIO E LE TOSE DI ZAIA A CREAZZO

 

Il giornale di Vicenza di ieri 5 settembre riporta la scoperta di due casi di DENGUE nel comune di Montecchio Maggiore.

La febbre dengue, più conosciuta semplicemente come dengue, è una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue. Il virus esiste in cinque sierotipi differenti (DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4, DENV-5) e generalmente l'infezione con un tipo garantisce un'immunità a vita per quel tipo, mentre comporta solamente una breve e non duratura immunità nei confronti degli altri. L'ulteriore infezione con un altro sierotipo comporta un aumento del rischio di complicanze gravi.

 

La malattia è trasmessa da zanzare del genere Aedes, in particolar modo la specie Aedes Aegypti.

 Si presenta con febbre, cefalea, dolore muscolare e articolare, oltre al

caratteristico esantema simile a quello del morbillo. In una piccola percentuale dei casi si sviluppa una febbre emorragica pericolosa per la vita, con trombocitopenia, emorragie e perdita di liquidi, che può evolvere in shock circolatorio e morte. Non esistendo una vaccinazione efficace, la prevenzione si ottiene mediante l'eliminazione delle zanzare e del loro habitat, per limitare l'esposizione al rischio di trasmissione.

 La terapia è di supporto e si basa sull'idratazione in caso di una forma lieve-moderata di malattia e, nei casi più gravi, sulla somministrazione endovenosa di liquidi e sull'emotrasfusione.

La maggior parte di chi contrae la dengue si riprende senza problemi, mentre la mortalità è dell'1–5% qualora non venga instaurato alcun regime terapeutico e inferiore all'1% nel caso di trattamento adeguato.

 Tuttavia le forme più gravi della malattia conducono a morte nel 26% dei casi.


 
La dengue è endemica in 110 paesi e infetta dai 50 ai 100 milioni di individui ogni anno, con circa mezzo milione di persone che necessitano di ospedalizzazione e 12.500-25.000 decessi.

La dengue, oltre a essere la più comune malattia virale trasmessa da artropodi, ha un impatto sulla popolazione valutabile in 1600 casi ogni milione di abitanti, del tutto simile a quello della tubercolosi. Come malattia tropicale la dengue è ritenuta seconda in importanza solo alla malaria, e l'Organizzazione mondiale della sanità la considera una delle sedici malattie tropicali neglette.

Anche questi, per ora rari, casi di infezione testimoniano l’avvicinamento delle malattie tropicali nel nostro paese: sono le avanguardie di future epidemie possibili.

I disastri climatici, l’epidemia da COVID 19 e l’avanzare delle malattie tropicali sono fenomeni correlati, direttamente o indirettamente, al degrado ambientale e al riscaldamento del pianeta.

Nostra la responsabilità di avere sottovalutato quanto sta avvenendo; grave la responsabilità di chi governa in Veneto e in Italia.

Un vero, grande piano di bonifica, come previsto, tra l’altro dal PATTO STATO REGIONE, siglato all’inizio del 2016 potrebbe segnare una vera svolta in senso ecologico delle politiche, sia del Governo che della Regione, e aprire cantieri che darebbero lavoro a migliaia di persone, tuttavia è il SISTEMA VENETO che non funziona poiché quello che prevale è l’interesse di una classe politico imprenditoriale che mette al primo posto il profitto e lo sfruttamento intensivo delle risorse della nostra regione, oltre che della manodopera sempre più precarizzata.  

Siamo il territorio più devastato dal cemento (Vicenza è al primo


Stato delle falde idriche nella fascia delle ricariche degli acquiferi nel Veneto



posto sul piano nazionale), ma continuiamo a cementificare i suoli. Eravamo la regione più ricca di acque: secondo L’ISPRA, gran parte delle falde sotterranee e superficiali sono inutilizzabili per gli scarichi industriali e i veleni sparsi nei campi (al primo posto sul piano nazionale).  
il Veneto ha ben tre capoluoghi di provincia  (tra cui Venezia) in pole position tra le città col maggiore inquinamento atmosferico in Italia.


Si potrebbe continuare così per ore citando grandi navi, inceneritori, ecc. prendendo atto che nei dieci anni del regno di Zaia non si è costruito nemmeno un metro di metropolitana di superficie[1]            e che la Regione Veneto ha risolto il problema della mobilità su ferro chiudendo definitivamente il progetto dettagliato che da 30 anni giaceva nel cassetto; nel frattempo i pendolari continuano a viaggiare come sardine tra sporcizia e guasti.


Ma che ve lo dico a fare? Peggio di così non si può. Il futuro che abbiamo davanti ha già mandato segnali precisi e terrificanti. 







Per fortuna ci conforta dalla Dengue che è arrivata a Montecchio Maggiore sapere che a Creazzo si vendono gelati che si chiamano “Le tose di Zaia”.




[1] Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è stato un progetto, attuato solo in minima parte, finanziato principalmente da Regione del Veneto, che prevedeva l'attivazione di un servizio ferroviario regionale/suburbano ad elevata frequenza (ogni 15/30 minuti) con orario cadenzato lungo alcune linee ferroviarie nella Regione del Veneto. La rete ferroviaria sfrutta le ferrovie già esistenti integrate da nuove tratte e da nuove stazioni in corso di realizzazione, in progetto o già realizzate. Il progetto era integrato da interventi di riqualificazione della rete stradale (ad esempio l'eliminazione dei passaggi a livello) e dalla riorganizzazione del trasporto automobilistico pubblico. Il progetto è stato liquidato dalla regione nel 2018, ritenendolo non economicamente sostenibile.

 

Giovanni Fazio

martedì 4 agosto 2020

MORTI PER COVID19 E TRENI INSUFFICIENTI ZAIA HA POCO DA RASSICURARE




LA REGIONE LOMBARDIA CON 16.806 MORTI,
1681 PER MILIONE DI ABITANTI,
È IN TESTA ALLA CLASSIFICA MONDIALE.

Dai media, però, non viene dato nessun rilievo a queste cifre straordinarie.

Quando i valori forniti per Covid sono dati “per popolazione” invece che “assoluti” come fanno quasi sempre in TV per esempio, e sono per “decessi” invece di solo “casi”, emerge un quadro preoccupante ma cristallino.
Questo riguarda specialmente la Lombardia, che risulta avere di gran lunga, il tristissimo primato nel mondo per decessi Covid.
Un dato di non poco conto che in un paese ben informato e sensibile dovrebbe avere conseguenze politiche notevoli.
Specialmente quando si scopre che il governatore di quella regione era affaccendato in varie manovre finanziarie collegate con l’evasione fiscale di un patrimonio di € 5 milioni nei paradisi fiscali. Scoperta, a proposito, che in un paese civile e normale, avrebbe decretato l’immediata e spontanea dimissione dell’interessato.



Sergio Savioli

TRASPORTI, QUI SI VIAGGIA A PIENO CARICO.

Guardando bene la tabella si scopre che anche la Regione Veneto è ben piazzata: 423 morti ogni milione di abitanti per un totale di 2.074 deceduti. 

Zaia ha ben poco di cui vantarsi.

Tuttavia, come fa sempre nei suoi frequentissimi spot giornalistici e televisivi, questa mattina, (4 agosto), Zaia ha tranquillizzato i veneti in tema di trasporto pubblico:

«In attesa che a Roma smettano di litigare, noi confermiamo la nostra ordinanza che permette la capienza in base all'omologazione
(l’omologazione dei vagoni ferroviari non è stata data tenendo conto della pandemia bensì in tempi normali. N.d.R.)

Non è un atto di irresponsabilità: se si tratta di svuotare del 40% i bus e del 50% i treni, si dica ai cittadini che non ci sono alternative per il trasporto pubblico. 
E il problema che ho io ce l'hanno tutti i colleghi delle Regioni. Non solo. Con il governo è stato firmato un accordo con le parti sociali contenuto nel Dpcm del 13 aprile, in cui si dice che chi sta nel comparto produttivo a distanza inferiore di un metro indossa la mascherina, chi sta a distanza maggiore di un metro non usa la mascherina; non si capisce perché gli stessi lavoratori che stanno vicini con la mascherina al lavoro, non possano stare vicini con la mascherina anche sui mezzi di trasporto».

Zaia non lo capisce o finge di non capirlo forse perché lui i treni dei pendolari non li prende mai.

I trasporti pubblici, molto carenti nel Veneto, non sono una piaga di oggi: sono chiaramente insufficienti da sempre e causa di gravi disagi per coloro che si recano al lavoro.

In dieci anni di governo Zaia non si è mai sognato di produrre un piano logistico che permettesse ai veneti di raggiungere i posti di lavoro in maniera dignitosa e in tempi decenti.

La contropartita della carenza di trasporti pubblici è l’inquinamento delle città, tra i più alti d’Italia, l’intasamento delle vie e la spasmodica ricerca di parcheggi, sempre cari e insufficienti.

Dieci anni di governo in cui i ricchi si sono arricchiti ancora di più, ma tutti gli altri debbono arrangiarsi come possono, pagando servizi pessimi e ammalandosi di Covid, visto che oltre ai “carri bestiame” non ci sono altre alternative: l’ha detto lui!

Giovanni Fazio

        


sabato 1 agosto 2020

LA MORTE ANNUNCIATA DELLA SANITÀ PUBBLICA IN VENETO E IN ITALIA


 
Venezia, Madonna della Salute



LA MORTE ANNUNCIATA DELLA SANITA’ PUBBLICA IN VENETO E IN ITALIA
Una testimonianza esplosiva da leggere tutta d’un fiato.

“In 28 casi su 100 i cittadini, avuta notizia di tempi di attesa eccessivi o trovate le liste chiuse, hanno scelto di effettuare le prestazioni a pagamento (il 22,6% nel Nord-Ovest, il 20,7% nel Nord-Est, il 31,6% al Centro e il 33,2% al Sud).

Transitano nella sanità a pagamento il 36,7% dei tentativi falliti di prenotare visite specialistiche (il 39,2% al Centro e il 42,4% al Sud) e il 24,8% dei tentativi di prenotazione di accertamenti diagnostici (il 30,7% al Centro e il 29,2% al Sud) .

I Lea, a cui si ha diritto sulla carta, in realtà sono in gran parte negati a causa delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica. È quanto emerge dal IX Rapporto Rbm-Censis presentato oggi al «Welfare Day 2019.
Lunghe o bloccate: invalicabili le liste d’attesa.

In media, 128 giorni d’attesa per una visita endocrinologica, 114 giorni per una diabetologica, 65 giorni per una oncologica, 58 giorni per una neurologica, 57 giorni per una gastroenterologica, 56 giorni per una visita oculistica.

Tra gli accertamenti diagnostici, in media 97 giorni d’attesa per effettuare una mammografia, 75 giorni per una colonscopia, 71 giorni per una densitometria ossea, 49 giorni per una gastroscopia.

E nell’ultimo anno il 35,8% degli italiani non è riuscito a prenotare, almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse.

Questa la insormontabile barriera all’accesso al sistema pubblico, che costringe a rivolgersi al privato anche per effettuare prestazioni necessarie prescritte dai medici.

Moltissimi dati sul modo in cui si sta trasformando la sanità in un mostruoso e redditizio business, NEGANDO IL DIRITTO ALLA SALUTE a tutti i cittadini.

         Questo e molto altro troverete nel mio viaggio nel girone dantesco della sanità veneta e nazionale.

Troverete le testimonianze dei medici che muoiono di Covid 19 perché mandati allo sbaraglio senza protezione adeguata e leggerete una lunga e drammatica narrazione che contraddice la propaganda politica che, abilmente, Zaia e i suoi hanno messo in campo, sfruttando la pandemia.

La realtà è ben diversa da quella che viene raccontata dai media e nel mio articolo, pubblicato su 


troverete numeri e testimonianze che stracciano il velo di omertà di quanto avviene nel Veneto tanto decantato.

Giovanni Fazio

Dedico questo articolo a tutte le persone decedute per incuria ed errori gravissimi da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto prendersi cura di loro, a tutti i cittadini che non sono più in grado di avere una sanità pubblica e gratuita, a coloro che si aggravano e muoiono per liste d’attesa lunghissime e inadeguate, ai colleghi medici che hanno affrontato e affrontano la pandemia con sacrificio e abnegazione, agli infermieri e al personale degli ospedali, del territorio e delle case di riposo,  a tutti coloro che non possono curare se stessi e i propri cari perché il lavoro loro e di milioni di cittadini è stato precarizzato rendendo incerto il futuro di un intero popolo.