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domenica 6 settembre 2020

LA DENGUE A MONTECCHIO E LE TOSE DI ZAIA A CREAZZO

 

Il giornale di Vicenza di ieri 5 settembre riporta la scoperta di due casi di DENGUE nel comune di Montecchio Maggiore.

La febbre dengue, più conosciuta semplicemente come dengue, è una malattia infettiva tropicale causata dal virus Dengue. Il virus esiste in cinque sierotipi differenti (DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4, DENV-5) e generalmente l'infezione con un tipo garantisce un'immunità a vita per quel tipo, mentre comporta solamente una breve e non duratura immunità nei confronti degli altri. L'ulteriore infezione con un altro sierotipo comporta un aumento del rischio di complicanze gravi.

 

La malattia è trasmessa da zanzare del genere Aedes, in particolar modo la specie Aedes Aegypti.

 Si presenta con febbre, cefalea, dolore muscolare e articolare, oltre al

caratteristico esantema simile a quello del morbillo. In una piccola percentuale dei casi si sviluppa una febbre emorragica pericolosa per la vita, con trombocitopenia, emorragie e perdita di liquidi, che può evolvere in shock circolatorio e morte. Non esistendo una vaccinazione efficace, la prevenzione si ottiene mediante l'eliminazione delle zanzare e del loro habitat, per limitare l'esposizione al rischio di trasmissione.

 La terapia è di supporto e si basa sull'idratazione in caso di una forma lieve-moderata di malattia e, nei casi più gravi, sulla somministrazione endovenosa di liquidi e sull'emotrasfusione.

La maggior parte di chi contrae la dengue si riprende senza problemi, mentre la mortalità è dell'1–5% qualora non venga instaurato alcun regime terapeutico e inferiore all'1% nel caso di trattamento adeguato.

 Tuttavia le forme più gravi della malattia conducono a morte nel 26% dei casi.


 
La dengue è endemica in 110 paesi e infetta dai 50 ai 100 milioni di individui ogni anno, con circa mezzo milione di persone che necessitano di ospedalizzazione e 12.500-25.000 decessi.

La dengue, oltre a essere la più comune malattia virale trasmessa da artropodi, ha un impatto sulla popolazione valutabile in 1600 casi ogni milione di abitanti, del tutto simile a quello della tubercolosi. Come malattia tropicale la dengue è ritenuta seconda in importanza solo alla malaria, e l'Organizzazione mondiale della sanità la considera una delle sedici malattie tropicali neglette.

Anche questi, per ora rari, casi di infezione testimoniano l’avvicinamento delle malattie tropicali nel nostro paese: sono le avanguardie di future epidemie possibili.

I disastri climatici, l’epidemia da COVID 19 e l’avanzare delle malattie tropicali sono fenomeni correlati, direttamente o indirettamente, al degrado ambientale e al riscaldamento del pianeta.

Nostra la responsabilità di avere sottovalutato quanto sta avvenendo; grave la responsabilità di chi governa in Veneto e in Italia.

Un vero, grande piano di bonifica, come previsto, tra l’altro dal PATTO STATO REGIONE, siglato all’inizio del 2016 potrebbe segnare una vera svolta in senso ecologico delle politiche, sia del Governo che della Regione, e aprire cantieri che darebbero lavoro a migliaia di persone, tuttavia è il SISTEMA VENETO che non funziona poiché quello che prevale è l’interesse di una classe politico imprenditoriale che mette al primo posto il profitto e lo sfruttamento intensivo delle risorse della nostra regione, oltre che della manodopera sempre più precarizzata.  

Siamo il territorio più devastato dal cemento (Vicenza è al primo


Stato delle falde idriche nella fascia delle ricariche degli acquiferi nel Veneto



posto sul piano nazionale), ma continuiamo a cementificare i suoli. Eravamo la regione più ricca di acque: secondo L’ISPRA, gran parte delle falde sotterranee e superficiali sono inutilizzabili per gli scarichi industriali e i veleni sparsi nei campi (al primo posto sul piano nazionale).  
il Veneto ha ben tre capoluoghi di provincia  (tra cui Venezia) in pole position tra le città col maggiore inquinamento atmosferico in Italia.


Si potrebbe continuare così per ore citando grandi navi, inceneritori, ecc. prendendo atto che nei dieci anni del regno di Zaia non si è costruito nemmeno un metro di metropolitana di superficie[1]            e che la Regione Veneto ha risolto il problema della mobilità su ferro chiudendo definitivamente il progetto dettagliato che da 30 anni giaceva nel cassetto; nel frattempo i pendolari continuano a viaggiare come sardine tra sporcizia e guasti.


Ma che ve lo dico a fare? Peggio di così non si può. Il futuro che abbiamo davanti ha già mandato segnali precisi e terrificanti. 







Per fortuna ci conforta dalla Dengue che è arrivata a Montecchio Maggiore sapere che a Creazzo si vendono gelati che si chiamano “Le tose di Zaia”.




[1] Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è stato un progetto, attuato solo in minima parte, finanziato principalmente da Regione del Veneto, che prevedeva l'attivazione di un servizio ferroviario regionale/suburbano ad elevata frequenza (ogni 15/30 minuti) con orario cadenzato lungo alcune linee ferroviarie nella Regione del Veneto. La rete ferroviaria sfrutta le ferrovie già esistenti integrate da nuove tratte e da nuove stazioni in corso di realizzazione, in progetto o già realizzate. Il progetto era integrato da interventi di riqualificazione della rete stradale (ad esempio l'eliminazione dei passaggi a livello) e dalla riorganizzazione del trasporto automobilistico pubblico. Il progetto è stato liquidato dalla regione nel 2018, ritenendolo non economicamente sostenibile.

 

Giovanni Fazio

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