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martedì 3 luglio 2018

PFAS: DOCUMENTO ESPLOSIVO DAGLI USA. A RISCHIO LA SALUTE DEI BAMBINI

La lunga marcia del popolo dei PFAS


I PFAS NON SONO SOLO NELL’ACQUA
Il Dipartimento per la Salute e per i Servizi alla Persona degli Stati Uniti – Agenzia per le Sostanze Tossiche e Registro delle Malattie (ATSDR) ha da poco reso disponibile per i commenti un corposo documento di 852 pagine sul profilo tossicologico dei principali composti perfluoro-alchilici, tra cui i composti C8 PFOS e PFOA oggi maggiormente oggetto di attenzioni sia in ambito legislativo che di programmi di monitoraggio ambientale e alimentare.
Si stima che i maggiori quantitativi di PFAS rilasciati nell’ambiente derivino dalle schiume antincendio, dal settore tessile e conciario, dal settore dei materiali a contatto con gli alimenti.
Dopo avere effettuato una rassegna sistematica delle caratteristiche fisico-chimiche dei composti e delle evidenze tossicologiche sia sperimentali in animali di laboratorio, che osservazionali-epidemiologiche in gruppi di popolazione esposte a PFAS in siti contaminati, l’Agenzia ha ritenuto ci fossero sufficienti elementi per indicare dei livelli minimi di rischio per esposizioni alimentari riferiti a tossicità intermedia (subcronica) per i seguenti composti: PFOS, PFOA, PFHxS (Acido perfluoroesansulfonico) e PFNA (acido perfluorononanoico).
In particolare per PFOS è stato proposto un livello di rischio minimo di 2 ng/kg/giorno, considerando come end-point tossicologico una ritardata apertura della rima degli occhi e un ridotto peso alla nascita nella progenie di animali sperimentalmente trattati;
per il PFOA e il PFNA , si è identificato in 3 ng/kg/giorno il livello minimo di rischio: per effetti sullo sviluppo scheletrico e attività neurologica della progenie nel caso del PFOA,
e per ridotto peso della nidiata alla nascita per il PFNA. Livelli guida più alti per il PFHxS (20 ng/kg/giorno per tossicità tiroidea).
Tali livelli guida per PFOS e PFOA risultano di circa 10 volte inferiori a quanto indicato da US-EPA nel 2016 per tossicità cronica.
Tale parere ha suscitato enorme interesse e discussione negli Stati Uniti, in quanto i nuovi livelli minimi di rischio comporterebbero una revisione al ribasso dei limiti proposti per la presenza di PFOS e PFOA nelle acque potabili da US-EPA nel 2016.
 A titolo esclusivamente esemplificativo, ipotizzando scenari oltremodo cautelativi comunque considerati dalle organizzazioni internazionali, per un bambino di 10 chili che beve 2 litri di acqua al giorno, considerando un contributo di default dell’acqua potabile pari al 20% della esposizione totale, i limiti per PFOS e PFOA si dovrebbero attestare intorno ai 2 ng/L.”


         Riportiamo nel LINK l’intero articolo pubblicato dal sindacato Veterinari del Veneto SIVeMP

 sui nuovi livelli di rischio minimo per l’esposizione alimentare a quattro sostanze perfluoroalchiliche.
In basso mettiamo a disposizione dei lettori il link per lapubblicazione originale

 del documento di 852 pagine nel quale vengono elencati dall’ ATSDR i danni accertati scientificamente su uomo e animali contaminati da PFAS.

È NECESSARIO INTERVENIRE URGENTEMENTE




Dall’istogramma che riproduciamo si evidenzia che nelle zone inquinate la contaminazione non si limita solo all’acqua ma investe tutta la filiera alimentare, come del resto si era ampiamente capito dai monitoraggi effettuati nella “Zona Rossa” sugli alimenti compiuti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Cosa ha fatto fino ad ora in merito all’inquinamento alimentare chi governa la regione? Esiste una UNITA’ di CRISI?
Quali misure di prevenzione sono state prese sugli alimenti inquinati del Veneto?

I dati scottanti del più grande inquinamento mai registrato nel Veneto che fine hanno fatto?

I dirigenti delle ULSS hanno inviato i veterinari a controllare gli alimenti inquinati?

Hanno fatto analizzare il sangue degli addetti che lavorano in aziende dove i PFAS si utilizzano?
Hanno controllato la qualità dell’aria nella prossimità di tali aziende, che a volte si trovano a poche decine di metri dai centri abitati?




La stampa non trova grottesco riproduce senza controbattere dichiarazioni “fuori controllo” dell’assessore Bottacin secondo cui le acque superficiali del Veneto sono state da sempre “sotto controllo”?




Propongo di inviare al solerte assessore che vigila sulle acque superficiali una cassetta di acqua minerale targata A.Ri.C.A, raccolta alla fonte, e un paio di chili di pesce fresco appena pescato nelle nostre rogge.


La magistratura sta aspettando ancora ulteriori conferme sulla nocività dei PFAS? Fino a quando?
Come intende agire sulle responsabilità di chi materialmente li produce o li utilizza?
Il magistrato Felice Casson
Ritiene di agire anche nei confronti di chi autorizza ciò che non dovrebbe essere autorizzato e non sorveglia sufficientemente territorio, falde, aria e alimenti?












I dati che impongono una severa revisione dei livelli minimi di sicurezza dei PFAS nell’acqua e negli alimenti dovrebbero essere letti attentamente dal dott. Giorgio Gentilin che fino ad oggi si è rifiutato testardamente di fornire acqua potabile non contaminata e cibi sicuramente esenti da contaminazione ai bambini dell’asilo e delle mense scolastiche.

Aveva dichiarato alla stampa: “Un giorno la scienza mi darà ragione”!! Adesso la scienza non solo non gli dà ragione ma mette a sua disposizione oltre all’elenco dei PFAS, che fanno male non solo ai bambini, anche spiegazioni, evidenze e limiti.

Di fronte all’opinione pubblica arzignanese non ci sono più scusanti, né per lui né per la piccola corte che da sempre lo sostiene e nemmeno per quella parte della cittadinanza (autolesionista) che anziché spronarlo a responsabilizzarsi si volta dall’altra parte e fa finta di non vedere che si continua a negare acqua e cibo non contaminati ai piccoli di Arzignano, per troppo tempo esposti ai danni da PFAS derivanti dalla sua ostinata contrarietà.

Come socio di maggioranza della società Acque del Chiampo, come sindaco di Arzignano e come presidente del Consiglio di Bacino, dopo le documentazioni pubblicate dal Dipartimento per la Salute e per i Servizi alla Persona degli Stati Uniti, ha il dovere, come misura cautelativa immediata, di far mettere i filtri all’acquedotto comunale, così come si è affrettato a fare per Brendola e giù di lì nell’attesa di un nuovo acquedotto (ancora nemmeno immaginato) che ci procuri acqua derivante da sorgenti non contaminare, scartando definitivamente i pozzi di Canove, ormai chiaramente non utilizzabili.

Unione Europea

Come è noto, anche in sede UE si sta lavorando alla revisione dei limiti da adottare per i PFAS.
Alla luce dei nuovi dati che giungono dagli USA, appare ormai obsoleta e improponibile la proposta della Commissione Europea che indica un limite massimo di 100 ng/l per ogni singolo tipo di PFAS e per i PFAS totali è 500 ng/l.

E anche l’emendamento presentato da Zoffoli (parlamentare europeo) appare ormai superato in quanto propone per l’EFSA i limiti (30 ng/l per i PFOS, 90 ng/l per la somma tra PFOS e PFOA, 300 ng/l la soglia per i PFAS totali.) decretati dalla giunta veneta, che sono anni luce distanti da quelli definiti dall’ATSDR.

È necessario in questa sede ribadire gli obiettivi dell’intero movimento Zero Pfas che sono l’assoluta assenza di perfluorati nell’acqua potabile e nei cibi e il bando della produzione e della commercializzazione della intera classe dei perfluorati.



Senza perdere di vista il nostro obiettivo, l’impegno per ottenere un limite almeno uguale se non più basso di quello americano, vincolante per tutti gli europei, durante le negoziazioni dei prossimi mesi dovrà essere massimo e la trattativa trasparente.

A settembre è previsto il voto in Commissione Ambiente e a ottobre quello in Plenaria a Strasburgo.

Queste scadenze richiedono da parte di tutti un forte impegno, attenzione e vigilanza.

 La pressione sui parlamentari europei e sui politici italiani dovrà essere costante e non dovranno mancare iniziative locali ed europee a sostegno dei nostri obiettivi.

 Politici e partiti dovranno rispondere del loro comportamento al riguardo.

La funzione del Movimento non è quella di mendicare “favori” dal potente di turno ma di mettere i responsabili politici dell’inquinamento con le spalle al muro di fronte all’opinione pubblica.

ALIMENTI

Il monitoraggio effettuato dall’Istituto Superiore di Sanità sugli alimenti prodotti nella “Zona Rossa” ha evidenziato prodotti estremamente contaminati da più PFAS contemporaneamente, come abbiamo denunciato in precedenti post.

Alla luce di quanto espresso dal ATSDR sarà necessario agire immediatamente onde evitare l’ulteriore diffusione di tali alimenti nei mercati.

Il Dipartimento di Prevenzione Regionale (fino ad ora in merito a questo problema che misure ha preso?) ha il dovere di intervenire con urgenza.

I veterinari aspettano da troppo tempo di essere messi in grado di controllare prodotti e aziende.

Ai cittadini va restituita la sicurezza di non trovare cibi contaminati sui banconi del mercato!

Pretendere una filiera documentata per ogni alimento e una certificazione FREE PFAS, stante la gravità di quanto sta avvenendo, ci sembra il minimo.


PER I GENITORI

Consigliamo la lettura di questo post a tutti i genitori che hanno bambini che frequentano  gli asili, la scuola dell’infanzia “materne” e mense scolastiche, alle donne in stato di gravidanza, ai dirigenti scolastici e agli insegnanti.

La contaminazione da PFAS non riguarda solo l’acqua, come abbiamo detto sopra.

Siete voi genitori l’ultima difesa dei vostri figli e non dovete preoccuparvi di usare le “buone maniere” con chi di loro se ne frega bellamente.
Se accetterete indecenti compromessi, suggeriti magari da chi si preoccupa di proteggere il “buon nome” del sindaco e delle istituzioni anziché la salute dei propri figli, la responsabilità di quanto potrà loro succedere mangiando e bevendo alimenti tossici ricadrà solo su di voi!

Ribadiamo quanto prescrive l’agenzia americana
 per un bambino di 10 chili che beve 2 litri di acqua al giorno, considerando un contributo di default dell’acqua potabile pari al 20% della esposizione totale, i limiti per PFOS e PFOA si dovrebbero attestare intorno ai 2 ng/L.”

2 nanogrammi/litro, con gli attuali metodi non sono rilevabili, pertanto, di fatto equivalgono a ZERO PFAS
Ci auguriamo che queste 2 parole diventino lo slogan di tutti i cittadini assetati di acqua libera dai PFAS oltre che di giustizia

Giovanni Fazio








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