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domenica 19 novembre 2017

LIBERATI DALL’EFSA



Osservazioni a caldo sui primi dati pubblicati dalla Regione Veneto relativi alla contaminazione alimentare da PFAS.
Dalle analisi pubblicate emerge che sono stati riscontrati in un buon numero di campioni esaminati di
AVICOLI (FEGATO) 1000 ng/kg di PFOA
AVICOLI (FEGATO) 1100 ng/kg di PFOS
BOVINI (FEGATO) 2000 ng/kg PFOA 
BOVINI (FEGATO) 4600 ng/Kg di PFOS
SUINI (FEGATO) 41000 ng/kg PFOA
SUINI (FEGATO) 39000 NG/Kg di PFOS
SUINO (MUSCOLO) 3400 ng/kg PFOA
SUINO (MUSCOLO) 200 ng/kg di PFOS
UOVA 22.000 ng/kg PFOA
UOVA 12000 NG/Kg PFOS   

GRANOTURCO 700 ng/Kg PFOA
GRANOTURCO 100 ng/kg PFOS

La massiccia presenza di PFOA e PFOS negli alimenti, secondo quanto afferma il documento della Regione Veneto, corredato da considerazioni dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), non è allarmante.

Liberati dal peso di cotal notizia ci restano solo dei dubbi che sicuramente svaniranno man mano che si manifesteranno gli effetti delle nuove TDI, acronimo che significa Dose giornaliera Tollerabile (di veleno).

Prima considerazione: se tolleriamo 39000 (trentanovemila) nanogrammi di PFOS in un chilo di fegato di maiale per quale strano motivo non possiamo superare i 30 nanogrammi della stessa molecola in un litro d’acqua? Forse che le molecole sciolte nell’acqua vengono assorbite dal nostro organismo in misura maggiore di quelle contenute nel fegato di suino? Non risulta da nessuna ricerca scientifica.

Ne deriva, per assurdo, che spendere tanti soldi in filtri e nuovi acquedotti per 30ng/l di PFOS presenti nell’acqua non ha senso se ne possiamo tollerare 39000 nanogrammi in un solo chilo di fegato di maiale!

Lo stesso ragionamento vale per le altre carni e per le uova.

L’EFSA, bontà sua, ci ammannisce una TDI che, a detta dei responsabili regionali, libera da ogni possibile rischio gli abitanti del Veneto.
Va quindi buttato nel dimenticatoio quanto si era detto sui i PFAS e cioè che sono molecole POP (molecole inquinanti persistenti nell’ambiente) bioaccumulabili che hanno una emivita nel nostro organismo dai 4 agli 11 anni.

I grandi scienziati dell’EFSA non hanno ritenuto di tenere minimamente in considerazione questi disturbanti particolari, a differenza di tutti gli scienziati del pianeta che, ingenuamente, hanno incluso il PFOS tra le molecole più pericolose del mondo nella Convenzione di Stoccolma nel 2004.

Leggo pertanto, finalmente sollevato da un enorme peso, il rassicurante comunicato della Regione del Veneto cui sta tanto a cuore la salute dei cittadini.

 “La presente stima del contributo dei singoli alimenti all'esposizione a PFOS e PFOA in rapporto agli attuali TDI stabiliti da EFSA non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare.
 Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso, saranno disponibili.
Modifiche degli attuali parametri di riferimento, eventualmente contenute nel parere dell'EFSA di prossima pubblicazione, porteranno alla rivalutazione dell'attuale stima.”

Adesso possiamo chiudere definitivamente questo noioso capitolo dell’inquinamento da PFAS.
 Aspettiamo solo la comunicazione dell’EFSA per sapere quanti PFAS possiamo ingerire al giorno con l’acqua secondo la nuovissima TDI.

 Dopodiché il nostro caro direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan potrà finalmente buttare nel cestino quel documento pubblicato malauguratamente nel novembre del 2016 (un anno fa) nel quale comunicava l’aumento di preeclampsia delle donne in gravidanza, di diabete gestionale, di bambini nati sottopeso, nonché di aumento di morti per infarto, diabete, ictus, Alzheimer ecc. nella Zona Rossa.

  Ora, grazie all’EFSA, sappiamo che i PFAS non c’entrano per niente e che gli abitanti di Brendola, Lonigo, Cologna e giù di lì si ammalavano per abitudini di vita sbagliate e, a volte sbagliatissime, come è capitato a Lonigo dove, a causa di ciò, si raddoppiavano i tumori al testicolo. Era solo colpa loro e non dei PFAS.

 Un sentito ringraziamento a quanti nel governo della Regione e tra gli alti dirigenti della nostra sanità si sono adoperati per toglierci questo maledetto incubo.

Giovanni Fazio

Ricevo una interessante nota da Davide Sandini, attento lettore di documenti, su alcune "stranezze" rilevate nella ricerca di PFAS negli alimenti. Ve la sottopongo così come è, rigraziando Davide per il contributo interessantissimo. 




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