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mercoledì 26 luglio 2017

L'INQUINAMENTO DILAGA MA ZAIA NON FERMA LA MITENI. IL DISASTRO AMBIENTALE MINACCIA L'ECONOMIA DEL VENETO.

Locara (VR) Intervista di Radio Noventa
Non può che destare indignazione l’intervista agiografica al presidente della Regione Veneto Luca Zaia pubblicata ieri sul Giornale di Vicenza.

Vi si legge tra l’altro Ma Zaia ricorda anche che «moltissimo è stato fatto soprattutto sotto il profilo della tutela ambientale», evidenziando le principali iniziative messe in campo a partire dalle analisi da parte di ARPAV, con l’identificazione della fonte principale di contaminazione, individuata nella ditta Miteni di Trissino, e la messa in sicurezza gli acquedotti con adeguati sistemi di filtraggio, consentendo, già a poche settimane dalla conoscenza del fenomeno evidenziata dai Ministeri competenti, la distribuzione di acqua potabile nel rispetto dei livelli di performance stabiliti, anche se in una fase successiva, dall’Istituto Superiore di Sanità.”

Continua la raccolta delle firme
In realtà gravissime responsabilità gravitano sul capo di Zaia, a cominciare dal fatto di non avere ancora bloccato “la fonte principale di contaminazione”, in ossequio alla multinazionale Miteni, di non avere preso misure efficaci per garantire i giovani e i bambini dalla contaminazione.

Tutti sanno del balletto tra Regione, ISS e Ministero dell’ambiente dal quale ha avuto origine il famoso “limite di performance” tra i più alti del mondo, nell’agosto del 2015.

Si pensi solo che negli USA il limite di PFAS ammessi nell’acqua potabile è di 76 nanogrammi/litro, in Germania 100 nanogrammi/litro ma in Italia siamo, chissà perché a 2030 nanogrammi /litro.  
Qualunque individuo dotato di intelligenza non può notare la notevolissima discrepanza tra questi valori e quelli adottati dai vari paesi.

L’avere “contenuto” dentro questi limiti, di cui Zaia è orgoglioso, la quantità di inquinanti perfluoroalchilici non ha impedito però che negli esami praticati a giovani quattordicenni della zona di Lonigo e dintorni, siano state rilevate quantità spaventose di PFAS, fino e oltre i 300 nanogrammi per grammo di sangue.

Già nel 2013 Zaia avrebbe dovuto citare in giudizio la Miteni per “DISASTRO AMBIENTALE”.

Già nel 2015 l’ARPAV ha rilevato la pesante presenza di PFAS negli alimenti animali e vegetali e nei loro derivati prodotti nella zona inquinata.

LUCA ZAIA cosa ha fatto per individuare i produttori danneggiati da MITENI e fornire loro l’immediato e gratuito soccorso per salvare la produzione dagli inquinanti?

Ha provveduto a sequestrare le partite di alimenti contaminati, onde evitare che queste invadessero i mercati?

Non c’è bisogno di grandissima intelligenza per capire che tutto ciò è alla base della ulteriore contaminazione da PFAS dei cittadini non solo del Veneto e della messa a rischio della intera produzione alimentare del Veneto.
I medici ISDE da sempre accanto ai cittadini contro le mistificazioni del sistema

All’estero stanno filtrando le prime indiscrezioni in merito e le nostre esportazioni pregiate cominciano a soffrire della nomea di provenienza inquinata.

Quanto tempo pensa Luca Zaia che questi dati rimangano celati agli occhi del mondo?

E quanto tempo pensa che passerà perché le mamme di tutto il mondo        (a torto o a ragione) si rivolgano altrove per il latte da dare ai propri bambini?




Dal 2013 Zaia non ha fatto altro che perdere del tempo prezioso anziché salvare aziende e cittadini ma la parola d’ordine era MINIMIZZARE IL FENOMENO.


A furia di minimizzare e di tranquillizzare siamo giunti alla vigilia della esplosione del fenomeno anche sui giornali e le televisioni.

Già le IENE e REPORT hanno trattato l’argomento con efficacia, denunciando la cialtroneria generale con cui il più grande disastro ambientale del Veneto sia stato trattato fino ad ora.

Già dal 2013 sarebbero dovuti accorrere da tutta Italia e dall’estero gli aiuti indispensabili per salvare i bambini, i cittadini e le aziende agroalimentari ma ciò non è avvenuto.

 Adesso, intervistato dal Giornale di Vicenza, Zaia dichiara che a partire da maggio 2013, la Regione si trova «ad affrontare uno dei più vasti fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e delle falde acquifere degli ultimi anni, dovuto a contaminazione di sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) in una vasta area tra le Province di Vicenza, Padova e Verona”

Le Mammr di Lonigo raccolgono le firme
Ma già dal maggio del 2013 le cose che avrebbe dovuto fare non le ha ancora fatte.

Mentre a Lonigo raddoppiano i casi di tumore al testicolo, mentre aumentano i casi di patologie gravissime, correlate alla contaminazione da PFAS, la Miteni è ancora là che inquina bellamente, i suoi operai si ammalano, i ragazzi di Lonigo chiedono cosa fare ma ricevono risposte generiche e inadeguate e i produttori scontano il silenzio di tutti questi anni e stanno per pagare amaramente la fiducia riposta in chi avrebbe dovuto difenderli fin dal primo momento e non lo ha fatto. 

Ma Zaia ricorda anche che «moltissimo è stato fatto soprattutto sotto il profilo della tutela ambientale».

Sbocco del dotto ARICA
In realtà il tubone che raccoglie i reflui dei cinque depuratori tra i quali quelli maggiormente inquinanti e ricchi di PFAS di Trissino, Arzignano e Montebello, continua a sversare i suoi miasmi nella pianura veneta a beneficio delle colture irrigate dal Fratta Gorzone e della Laguna. 



Il Patto Stato Regione siglato nel 2005 è scaduto il 31 dicembre del 2015 per l’assoluta insipienza e il nulla di fatto dei firmatari (10 anni persi).

 L’unico interesse dei conciari di Arzignano era quello di costruire un gassificatore ma è ovvio che bruciare i fanghi (30.000 tonnellate anno) non toglie nemmeno un nanogrammo di PFAS alle acque reflue, lo capisce anche un bambino. Ma se veramente questa proposta insensata dovesse realizzarsi, il contenuto di perfluorati presenti nei fanghi si spanderebbe nell’atmosfera e genererebbe una nuova fonte di inquinamento.

I conciari faranno bene a prendere sul serio il nuovo patto Stato Regione siglato nel 2016 e cominciare a pensare ad una produzione ecosostenibile seria.

 L’uso indiscriminato di prodotti non recuperati e non recuperabili, il mancato riciclaggio dell’acqua e degli inquinanti più pericolosi pesano non solo sull’ambiente e sulla salute e le tasche dei cittadini ma anche sull’intero comparto in maniera minacciosa, compromettendone il futuro.

E’ ora di pensare in maniera responsabile e rinunciare a speculazioni, come quella del gassificatore che, oltre a danneggiare i cittadini di una intera area del Veneto, già tristemente compromessa, attirerebbero l’attenzione internazionale sul modus operandi dei conciari arzignanesi con ricadute non del tutto favorevoli sui loro prodotti.

La storia del Veneto deve cambiare: le vecchie manfrine e le furbate del passato non reggono più di fronte alle nuove esigenze degli uomini e del pianeta.

 La DuPont in America ha già pagato più di un miliardo di dollari per i
Stabilimenti Dupont USA
danni arrecati all’ambiente e alle persone, e non è la sola azienda posta nel mirino delle leggi a protezione dell’ambiente.


Anche i produttori di automobili tedeschi hanno avuto le loro gatte da pelare e non hanno certo bisogno di averne di nuove.

Abbiamo bisogno di una nuova classe di imprenditori che abbiano la testa rivolta verso il futuro e non verso un passato non più giustificabile né realizzabile.

Abbiamo bisogno di nuova intelligenza, capace di concepire un modo nuovo di produrre nel rispetto dell’ambiente e delle persone, soprattutto in questa nostra terra veneta tragicamente umiliata e devastata da un industrialismo irresponsabile.

Abbiamo infine bisogno di nuove forme di partecipazione democratica alla gestione dei beni comuni materiali e sociali.


Giovanni Fazio




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