Visualizzazioni totali

lunedì 12 settembre 2016

CARICATO A CATANIA UN CORTEO PACIFICO CHE CONTESTAVA RENZI



Riportiamo una breve cronaca di quanto avvenuto a Catania, ieri 11 novembre, in occasione della visita di Renzi al Festival dell’Unità perché la maggior parte dei giornali hanno minimizzato e travisato quanto accaduto. Per fortuna la rete ci consente di fare della controinformazione e di documentarla.

I giornali hanno relegato in piccoli trafiletti un episodio gravissimo:

la polizia ha aggredito senza alcun motivo, un pacifico corteo di cittadini democratici che non condividono la politica del presidente del Consiglio dei ministri Renzi.

La stampa italiana, prona, con in testa “La Repubblica”, ormai organo del pensiero unico renziano, ha definito i partecipanti “un corteo di protesta dei centri sociali. I manifestanti hanno tentato di forzare il blocco e si sono scontrati con la Polizia. Due i fermati.”

In realtà il corteo pacifico che non ha spaccato vetrine né automobili, privo di Blak Blok e di persone con il viso coperto da fazzoletti o con caschi, era formato da studenti, insegnanti, rappresentanti del movimento contro il mous di Niscemi, ANPI, sostenitori del "NO" al referendum costituzionale, sindacalisti, vari rappresentanti politici che non condividono la politica di Renzi, cittadini democratici non appartenenti a nessun partito.

Il corteo non si è “scontrato con la polizia” come afferma Repubblica, non ha opposto alcuna resistenza,  è stato aggredito con violenza senza nessun motivo e non ha reagito alla violenza, come documentano ampiamente i filmati.

Riporto questa breve cronaca sul modo in cui viene interpretata da Renzi la democrazia e sulla tristezza di una festa che una volta era aperta a tutti e tribuna di ampi dibattiti, diventata una manifestazione chiusa e blindata per soli invitati certificati, le comparse di uno spettacolo deprimente anche per gli iscritti al PD.

CATANIA -11 SETTEMBRE 2016

  «La chiamano festa dell'unità ma di festoso non c'è stato proprio nulla. Una città blindata, un corteo fermo a via Umberto. 
Villa Bellini, cuore di Catania, chiuso a tutti tranne agli accreditati dal Pd e, per finire una bella carica della polizia a freddo, senza alcun motivo, sulle prime file di un corteo che stava manifestando pacificamente».
 Lo dice Giusy Vanadia, referente siciliana di Azione Civile, il movimento fondato da Antonio Ingroia, presente alla manifestazione.

«All'improvviso, mentre manifestavamo - riferisce Vanadia in una nota - le forze dell'ordine hanno indossato i caschi e hanno cominciato a caricare.

 All'iniziativa avevano aderito l'Anpi, il comitato del no alla riforma costituzionale cittadino, gli esponenti di molte forze politiche. Tutta gente pacifica che esprimeva liberamente il proprio dissenso sia alle politiche di Renzi sia alla blindatura della città.

 Il diritto dei cittadini a manifestare, sancito dalla nostra Costituzione, quella che Renzi vuole cambiare, è stato mortificato.
In cambio di una passerella del premier davanti ai pochi intimi che per ascoltarlo si sono dovuti registrare prima.

 Una volta si chiamava festa dell'Unità, oggi è semplicemente una sagra di paese a numero chiuso - prosegue 
– Ci consoliamo solo perché se Renzi è costretto a usare la forza contro pacifici cittadini vuol dire che il suo tempo sta finendo. La festa dell'Unità era un momento di confronto democratico e di dibattito. Questo è stato preventivamente impedito perché prevalesse il suo pensiero unico».



2 commenti:

  1. Il post necessita di alcune precisazioni che potrebbero cambiare in parte la prospettiva su cui è impostato. Purtroppo Giusy Vanadia non dice ciò che è successo e che ha scatenato la carica della Polizia che, tutti d'accordo, ha esagerato, come del resto fa sempre, lo sappiamo. Un gruppo di ragazzi ha conquistato la testa del corteo, indossano casi e dietro lo striscione si organizzano con bastoncini. Decidono di avanzare verso il cordone della polizia con l'intento di andare oltre e conquistare il palazzo d'inverno. Molti compagni che riconosco, si dispongono lungo i lati del corteo e non intervengono o non credono di averne la forza per bloccare l'avanzata: sarebbero bastate cinque compagni per fermarli, e invece nulla. Si vede la polizia che carica e da quel momento non si fa che parlare di polizia fascista, di blocchi, di violenza e non si parla del perché la gente era li a manifestare. Compresa l'antifona?

    RispondiElimina
  2. Francamente se solo cinque persone potevano fermare i "pericolosi" provocatori è evidente che non c'era bisogno della carica indiscriminata della polizia. E' innegabile che , dopo le dure manganellate alla cieca non c'è stata nessuna reazione, né con caschi né con bastoncini: il filmato parla da sé, mentre si vede un giovane che interloquisce, arrabbiato, ma educatamente con la polizia, chiedendo spiegazione della carica. E' innegabile che non ci sono stati danni a vetrine, insegne, persone ( tranne quelle manganellate dalla polizia). Allora? questi pericolosi ragazzini cosa hanno fatto? Non sono di quelli che urlano "Polizia fascista" ritengo comunque il comportamento della polizia, lodato dai vertici della polizia romana, a quanto dice il giornale "La Sicilia" abbia molto danneggiato l'immagine di Renzi e non ce n'era bisogno, visto il modo in cui si è svolta la festa dell'UNità. Convincere gli avversari col manganello rievoca sistemi già conosciuti nel nostro paese in un lontano passato. Una polizia democratica non ha certo bisogno di questo sfoggio di potenza nei confronti di cittadini pacifici e inermi ai quali dovrebbe garantire il diritto di manifestare.

    RispondiElimina