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martedì 11 giugno 2019

DOPO MITENI – STORIA E MODALITÀ DI UN INQUINAMENTO SISTEMICO



NON SOLO PFAS


Seguendo il percorso senza fine all’interno delle scatole cinesi che segano il progressivo degrado ambientale del Veneto ci si rende conto della vastità di un drammatico processo di distruzione delle  grandi risorse di questa terra che vanno dalla grandissima riserva di acque, alla fertilità dei suoli, in gran parte in zone collinari o pianeggianti, dalle meravigliose città, alle ville palladiane che costellano il paesaggio delle campagne, ai panorami che hanno come sfondo le vette innevate delle Prealpi, ai grandi fiumi e al mare Adriatico.
  Di tutto ciò rimane ben poco. La rapacità di una classe di imprenditori poco colta e di politici che governano la regione sfruttando all’estremo le sue risorse, ormai giunte al lumicino, ha divorato tutto in nome della ricerca di un profitto portato alle estreme conseguenze. L’acqua potabile è ormai giunta alla fine. I gestori non sanno più dove allacciare gli acquedotti per sostituire le grandi riserve sotterranee, ormai perdute per sempre a causa della molteplice contaminazione chimica, prima fra tutte quella da PFAS, e gli stessi fiumi sono cloache chimiche. 

Già da una inchiesta sugli interferenti endocrini, voluta dalla EU nel 1999, il Po risultò il fiume più inquinato di Europa, ma di questo allora nessuno qui si preoccupò minimamente né tanto meno intervenne sulle cause (note) che erano alla base di tale straordinario disastro. 

  È seguendo il percorso dell’inquinamento idrico da PFAS che l’autore giunge alla conclusione che, a pochi passi dalla catastrofe finale, non è più possibile immaginare di poter curare questa terra con regole e leggi pensate nel secolo scorso. 

Il mito della crescita infinita mostra nel Veneto tutta la sua fallacia.
Prescindendo dalle responsabilità della criminalità ambientale, particolarmente diffusa, in questa terra dove una forte porosità del tessuto imprenditoriale consente l’infiltrazione delle mafie, l’autore si sofferma sulle regole che dovrebbero proteggere il territorio e che invece si dimostrano inefficaci, aggirabili e pensate non tanto per proteggere la salute dei cittadini e dell’ambiente, quanto per salvaguardare il profitto degli imprenditori.

Leggendo questa breve monografia, corredata dalle tabelle ufficiali dell’ARPAV, l’autore conduce per mano il lettore, per gradi successivi, alla comprensione della estrema necessità di capovolgere il paradigma che ha consentito tutto ciò, descrivendo un Veneto come metafora di un pianeta dalle prospettive più che angoscianti, dove il consenso al Governo della regione, malgrado tutto, è fortissimo.
 Anche questo stimola le riflessioni, molto attuali, dell’autore:

 “Siamo immersi nel “pensiero unico”, prodotto e alimentato dalla logica
del “libero mercato”, connaturato al modo di produrre, di consumare e di
pensare in questa fase storica.
Non sono le persone e le comunità a scegliere i propri modi di vivere e di esistere ma le grandi compagnie multinazionali.
Un fluire di messaggi quotidiani, il più delle volte subliminali, attraverso radio, tv, stampa, pubblicità, raggiungono il nostro cervello e diventano, inconsapevolmente, senso comune. Consumi, prezzi e stili di vita, sono così il portato di un costante bagno ideologico che ci rende attori ignari di un gigantesco Truman Show, membri di una umanità distratta e alienata, condannata ad una corsa insensata verso la distruzione del pianeta e verso l’autodistruzione.”

È proprio questa storia, che viene raccontata giorno dopo giorno, il vero supporto ideologico che consente ai divoratori del Veneto di non pagare pegno per quello che fanno. Da qui deriva la necessità di far ritornare con i piedi per terra le vittime di una favola che dura da troppo tempo.
Buona lettura.

La redazione di PFAS LAND 11/06/2019




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