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domenica 30 settembre 2018

VENEZIA SI RIBELLA. LE GRANDI NAVI UCCIDONO LA CITTA' NELLA INDIFFERENZA DI CHI LA GOVERNA



UNA REGIONE NELLE MANI DEI COMITATI DI AFFARI


Ieri 29 settembre abbiamo partecipato a Venezia al raduno nazionale dei movimenti che sostengono le lotte popolari contro lo sfascio del Paese. Dai cittadini che si battono in Val di Susa contro la TAV ai salentini che lottano duramente contro la devastazione della loro terra, derivata dalla costruzione di un gasdotto destinato a rifornire di energia l’Europa centrale.

Tra le mille voci di cittadini che si vedono quotidianamente calpestati dalle istituzioni e dalle lobby, c’eravamo anche noi del NO PFAS per sostenere il diritto dei veneti, e soprattutto dei nostri bambini, a non ammalarsi gravemente a causa di un sottile, invisibile, veleno che penetra quotidianamente nei nostri corpi attraverso l’acqua, gli alimenti e l’aria.

Eravamo, nella sala dei Magazzini del sale alle Zattere, davanti allo splendore del canale della Giudecca in un pomeriggio dorato dal sole, per protestare e lottare contro il passaggio delle grandi navi in laguna.

Prima gli affari. Poi i Veneti 
 La “Lega Veneta” se ne infischia di Venezia.

Sventolano le bandiere col leone di S. Marco, piazzano leoni a tutti gli incroci dei paesini del Veneto e distruggono la città più bella del mondo.

L’agonia di Venezia, devastata da un turismo usa e getta, scaricato quotidianamente per alcune ore da gigantesche navi che sconvolgono con il loro passaggio gli equilibri della laguna e la stabilità dei preziosi palazzi che si affacciano sui canali, è ormai la metafora triste di un Veneto governato dai comitati di affari.


Tanto paga Pantalone
Il disastro MOSE non ha insegnato niente.
Le dighe mobili, costate fino ad ora più di 5 miliardi di euro, giacciono sul fondo sabbioso della laguna in balia dei mitili e della corrosione.




Questa immane e inutile opera resta come monumento al malaffare veneto che ne ha accompagnato l’ideazione e la realizzazione; un’opera che non potrà mai funzionare per proteggere Venezia dall’acqua alta ma che ha funzionato benissimo per mungere alla comunità miliardi di euro a esclusivo vantaggio delle solite cricche.

Assemblea dei Movimenti
ai Magazzini del sale
Siamo venuti alle Zattere ieri pomeriggio, non solo perché la morte di Venezia ci strazia il cuore ma anche per incontrare chi, come noi della terra dei PFAS, sta lottando contro i mille delitti che devastano non solo la salute dei cittadini ma, attraverso sprechi, corruzione e malaffare, la vita di un’intera nazione e l’integrità di un Paese; lo chiamavano Ausonia, una volta stupenda terra distesa sull’azzurro splendore del Mediterraneo, ricco di pesci e conchiglie, e ora piattaforma esausta in mezzo ad una cloaca devastata da rifiuti e ricerche petrolifere.

Ai Magazzini del sale abbiamo ascoltato le voci delle avanguardie, abbiamo sentito il racconto drammatico di mille disastri la cui lettura ci dice che da questa esperienza non può non scaturire una riflessione su cosa ha portato il nostro paese in uno stato così miserevole.

"CE LO CHIEDE L’EUROPA"

Ogni giorno, attraverso i media, sentiamo i grandi economisti con il ditino alzato sentenziare sul debito pubblico, sulla necessità di tagliare la spesa (leggi sanità, pensioni, scuola pubblica, assistenza ai più poveri e disagiati, finanziamenti a servizi, ai trasporti pubblici, ecc. ecc.)
Ce lo chiede l’Europa” affermano con spudorata faccia tosta. “E’ l’unica strada per rilanciare lo sviluppo e la crescita.”

Non è vero. L’Europa non può chiederci niente perché non esiste.
Il parlamento Europeo, unica istituzione eletta dai cittadini europei non esprime alcun governo e non può controllare nulla, tanto meno la moneta e le banche.

Il potere è nelle mani delle lobby multinazionali che ci stanno depredando del nostro welfare e di una banca privata, la BCE il cui governatore non è stato eletto dai cittadini europei. 

Gli economisti e i partiti innamorati della commissione europea possono disquisire finché vogliono sulla necessità di adeguarsi al pensiero unico liberista e al governo incontrastato dei mercati.

Noi non abbiamo bisogno di disquisire sulle loro teorie: ci basta constatare gli effetti ineludibili provocati in tutti questi anni dal governo del pensiero unico.

Il liberismo economico, abbracciato senza riserve dalla destra politica e sociale, è diventato la stella polare  dei partiti socialdemocratici europei.

GLI EFFETTI DI VENTI ANNI DI GOVERNI LIBERISTI

Pronto soccorso
Il numero di persone sprofondate sotto il livello di povertà: in Italia ha superato il tetto di 4 milioni e mezzo; maggiore è il numero di cittadini che non riescono più a curarsi a causa del costo sempre più esoso dei ticket, e delle estenuanti file di attesa.
Non parliamo degli esodati e delle leggi sulle pensioni che mirano a sottrarre sempre più risorse ai cittadini e allungare i tempi per arrivare al pensionamento.





Le aziende, sempre in maggior numero, delocalizzano, lasciando dietro di loro la disperazione dei lavoratori abbandonati, volano verso lidi in cui gli operai percepiscono salari infimi e le leggi del luogo non garantiscono i diritti minimi (molte sono le aziende, anche quelle dei nostri marchi all’estero, dove si sfrutta il lavoro dei bambini).



Le leggi emanate dai governi di centro sinistra hanno ridotto il lavoro a merce che si acquista a tanto all’ora.

A causa di queste leggi la stragrande maggioranza dei contratti passa attraverso agenzie private. Si vive alla giornata, senza nessuna certezza sul domani. Nessuna banca ti fa un mutuo e il tuo futuro è praticamente inesistente.

I nuovi contratti a tempo indeterminato rappresentano una percentuale irrisoria, malgrado l’abolizione dell’articolo 18 voluta da un governo che si auto considera di sinistra.


C'è chi diventa sempre più povero
PRECARIETA’ è la parola che definisce meglio di ogni altra la condizione di chi vive di lavoro, a maggior ragione di chi il lavoro non è riuscito mai ad averlo o lo ha perso per strada prima di arrivare alla pensione.

Mi fermo qui perché stiamo parlando di cose stranote e stradette che sono di fatto incontestabili e che non sono l’effetto di una crisi prodotta dalle banche americane ma di scelte politiche ben precise.

Di fronte alla realtà tutte le teorie e i ditini alzati saccentemente dagli economisti vanno a farsi benedire.
C'è chi diventa sempre più ricco

Le leggi emanate in questi lunghi anni di dominio liberista vanno a solo vantaggio dei mascalzoni e dei ricchi.

La prescrizione facile per chi ha depredato il patrimonio pubblico o ha avvelenato operai e cittadini ha reso inconsistente la fiducia nella Giustizia.

I politici, lacchè dei mercati, ci minacciano di chissà quale catastrofe ventura, se non si accetta il diktat della BCE e non sono capaci di vedere il baratro in cui ci hanno cacciato con i loro illuminati precetti.




UNA FALSATA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTA’

Credo che a fronte di questa realtà la gente viva in un film che ne rappresenta un’altra.


 Penso all’indifferenza di molti cittadini nei confronti dei veleni che eroga Miteni, o alla mancanza di indignazione per quelli che escono dal tubo A.Ri.C.A. contaminando un grandissimo bacino agro alimentare da Cologna Veneta a Montagnana fino a Chioggia. 

Penso alla tranquillità con cui tante ignare persone acquistano al supermercato alimenti di incertissima origine.

 Penso alle mille menzogne di coloro che avrebbero dovuto prendersi cura della nostra integrità e della nostra salute.

Penso ai sindaci che se ne fregano dell’acqua che bevono i bambini e i cittadini. Penso ai consigli comunali proni che accettano ogni complicità, anche la più indegna.

Tutto ciò ha un nome preciso “Egemonia culturale” di una classe sociale e del grande capitale internazionale che ci mostrano ogni giorno una realtà inesistente per cui tutto andrà meglio se lasceremo le mani libere a coloro che ci hanno portato al peggio.


SPEZZARE LA FALSA COSCIENZA DEL MONDO


Per questo motivo, la rete delle avanguardie, di cui facciamo parte, che da anni lotta con coraggio contro l’aggressione liberistica che si manifesta poliedricamente in mille violenze quotidiane, non è sufficiente a fermare chi, in nome dei mercati, sta distruggendo le stesse basi di sopravvivenza dell’intero pianeta.


Bisogna attaccare la sovrastruttura culturale e ideologica, il film che viene proiettato quotidianamente nelle menti di milioni di uomini da parte di chi li manovra e li uccide per ignobili interessi.





















L’azione è il nostro linguaggio ma ad essa deve necessariamente accompagnarsi il confronto ideologico contro la finzione del reale rappresentato da chi è al potere. 

Un potere conferito, purtroppo, dai cittadini che vivono la propria miseria, condita dall’inganno quotidiano: i grandi temi della distrazione di massa elargiti dalle televisioni e dai giornali.

Dobbiamo concentrarci nello studio oltre che nella lotta contro la falsa rappresentazione della realtà e soprattutto dobbiamo liberare noi stessi dall’ handicap della autorefenzialità.

E’ necessario costruire un unico fronte trasversale antiliberista aprendo un dibattito di ampio respiro laddove l’analisi delle singole esperienze si inserisce come un tassello indispensabile in un processo di sintesi più avanzata.

 E’ necessario fare tesoro delle differenze all’interno del Movimento, delle diversità delle esperienze e delle diverse matrici ideologiche degli attori di questa comune lotta per gli obiettivi condivisi.

E’ nostro compito fare di una cultura alternativa a quella dominante il vessillo di una concezione del mondo e dell’umanità radicalmente diversa e contrapposta.

E' necessario investire i gangli della formazione culturale tra i quali il primo è la scuola


Non è una utopia bizzarra quella secondo cui ogni uomo deve essere padrone del proprio destino.

Non è una strana fantasia quella che i rapporti tra gli uomini debbono essere improntati al rispetto di ognuno, alla solidarietà alla condivisione delle risorse.

1947 FIRMA DELLA COSTITUZIONE

Non è uno strano hobby credere nella democrazia e nel dovere di ciascuno di noi di associare alla lotta per la difesa e l’affermazione dei diritti civili quella per la salvaguardia e la realizzazione dei diritti sociali. Due momenti inseparabili del nostro agire politico.


CENTRALITA' DELLA DIFESA DELL'AMBIENTE 

Non è una idea peregrina quella per cui la sopravvivenza del genere umano è legata al rispetto per l’ambiente di cui facciamo parte, ritenendo la natura nella sua complessità la comune matrice di ogni forma di vita. 
Le gravi problematiche ambientali legate al riscaldamento globale, alla morte degli oceani, alla pesca indiscriminata, alla contaminazione di tutti gli alimenti con sostanze cancerogene e interferenti endocrine, l'invadenza della plastica e delle microplastiche che si insinuano nelle carni degli animali e degli esseri umani, la polluzione totale non sono più problemi separati e rinviabili. 
Il contesto ambientale nel quale viviamo è parte integrante e determinante di noi stessi e dei nostri figli e nipoti.
L'uso dei motori a combustione, la costruzione delle autostrade al posto delle ferrovie e delle metropolitane di superficie, gli scarsi investimenti  per promuovere sempre più le energie rinnovabili e stili di vita alternativi fanno parte di un processo forse irreversibile che ci porta alla catastrofe.

Tutto ciò sottolinea l'URGENZA dell'azione politica e ci spinge verso il superamento delle diatribe bizantine finalizate alla sopravvivenza di modi di concepire la politica ormai superati e insufficienti.

Le idee forti che affondano le proprie radici nella realtà della condizione umana sono storicamente state mallevatrici dei grandi movimenti che hanno cambiato il mondo.

Respingiamo la tentazione di una delega che nessuno ci ha conferito. 

Restiamo cittadini tra cittadini nella comune intelligenza di quanto avviene e nella lotta quotidiana contro le mistificazioni e le violenze del capitalismo.

Giovanni Fazio


Trissino Vicenza.Manifestazione contro Miteni





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