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giovedì 3 aprile 2025

PER LA PACE E CONTRO IL RIARMO TUTTI IN PIAZZA IL 5 APRILE

 


La guerra iniziata il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si protrae ormai da oltre tre anni causando sofferenze inenarrabili alle popolazioni coinvolte, disastri  ambientali incommensurabili e la morte sui due fronti di centinaia di migliaia di giovani mandati al  massacro dai rispettivi governi.

La NATO e i vertici dell’Unione Europea non hanno fatto nulla, né per scongiurare – come avrebbero  potuto – lo scoppio della guerra, né per arrestarne il corso. Al contrario hanno bandito ogni ipotesi  di negoziato e hanno alimentato il conflitto rifornendo l’Ucraina di armi sempre più performanti,  coltivando il mito di una vittoria militare impossibile da conseguire.

 

La guerra e le sanzioni imposte alla Russia hanno prodotto un balzo in alto dei costi delle materie  prime e un’impennata dei prezzi, non controbilanciata dalla crescita dei salari, causando un generale  peggioramento delle condizioni di vita per milioni di persone.

 

La prospettiva che si ponga fine alla guerra e si giunga finalmente al cessate il fuoco, a seguito  dell’apertura di negoziati fra gli Stati Uniti e la Russia ha suscitato smarrimento nei vertici dell’UE e  nelle Cancellerie dei principali Paesi europei, al punto che il Parlamento europeo nella sua  Risoluzione del 12 marzo 2025 ha espresso “sgomento per quanto riguarda la politica dell’amministrazione statunitense di riappacificarsi con la Russia.”

 

Di fronte alla prospettiva del cessate il fuoco, la risposta dell’UE e dei principali paesi europei non è  stata quella di attivarsi per agevolare il percorso di costruzione della pace, ma, al contrario, quella di  prefigurare la continuazione della guerra con altri mezzi.

 


Il Piano Re Arm Europe (in seguito pudicamente rinominato Readiness 2030), proposto dalla Presidente della Commissione, Ursula Von  der Layen, propone la mobilitazione di 800 miliardi di euro per consentire un riarmo straordinario  dei Paesi europei; Lo scopo di questo processo di riarmo è quello di prepararci alla guerra, come ha  dichiarato Il 18 marzo la stessa Ursula Von der Layen durante un discorso alla Royal Danish Military  Academy a Copenaghen. Rientra in questa direzione la “Strategia Ue per la preparazione” lanciata  dalla Commissione e dell'Alta rappresentante Kaja Kallas. Nella strategia si incoraggia la popolazione  a fare "scorte essenziali per un minimo di 72 ore in caso di emergenza."

 

In questo quadro, il vertice dei “volenterosi” convocato a Parigi, con la partecipazione dei leader  europei e del presidente ucraino Zelensky, è un malcelato tentativo di ostacolare il processo di pace.  Il nodo centrale dell’incontro è l’invio di truppe in Ucraina. Non parliamo di forze di interposizione  con un mandato condiviso da entrambe le parti, ma di truppe di interdizione, “pronte a combattere”,  secondo le dichiarazioni dello stesso Zelensky. Siamo quindi di fronte non alla preparazione di una  missione di pace ma a una prospettiva di guerra. Non si tratta di chiudere il conflitto armato, ma – al  contrario - di ostacolare il cessate il fuoco, seminando ulteriori fattori di ostilità fra le parti, con il  rischio di coinvolgere l’Europa in una spirale bellica incontrollabile.

 

Si viene così delineando un progetto politico demenziale e nefasto per tutti i popoli europei. Siamo  arrivati al punto che le istituzioni europee producono terrorismo psicologico per farci rassegnare  all’idea che la guerra è incombente e quindi bisogna riarmarsi. In realtà l’incremento delle spese militari non ha nessuna ragione obiettiva su cui fondarsi poiché la spesa totale per la difesa degli Stati  membri dell’UE nel 2024 ha raggiunto un valore stimato di 326 miliardi di euro, a fronte di una spesa  di 145,9 miliardi di dollari della Russia.

Quella destinata al riarmo è una cifra enorme, sottratta alla sanità, all’educazione, alla difesa  ambientale, alla lotta alla povertà, che modifica l’identità delle democrazie europee segnando il  passaggio dal welfare al warfare. Si ingannano i popoli europei agitando una minaccia che non esiste. 

 


Noi non abbiamo nessun motivo per portare guerra alla Russia, come la Russia non ha nessun motivo  per portare guerra all’Italia o ad altri paesi europei.

 La sicurezza si difende costruendo rapporti  pacifici fra le nazioni, attraverso il disarmo reciproco e concordato, non attraverso la corsa agli armamenti. Il processo di riarmo serve solo a identificare un nemico, ad attribuire alla Federazione  russa il ruolo del nemico, dividendo l’Europa con una nuova drammatica cortina di ferro. Siamo di  fronte ad un passaggio cruciale per il nostro futuro. Dobbiamo bloccare questo processo prima che divenga irreversibile. Per questo aderiamo ed invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione  indetta dal movimento 5 Stelle per il 5 aprile a Roma con una chiara piattaforma contro il riarmo  europeo. Occorre superare ogni steccato e costruire una grande unità di popolo per la pace, per il  futuro, per i nostri figli. Roma, 1° aprile 2025

 

Pino Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Maria Luisa Boccia, Ginevra Bompiani, Alberto  Bradanini, Giacomo Costa, Roberta De Monticelli, Monica Di Sisto, Domenico Gallo, Claudio Grassi,  Raniero La Valle, Lea Melandri, Pasqualina Napoletano, Moni Ovadia, Ali Rashid, Francesco Sylos  Labini, Linda Santilli, Vauro.





venerdì 28 marzo 2025

Nel 2024 il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale

 COMUNICATO ISTAT 2025

Nel 2023 il reddito delle famiglie diminuisce in termini reali  

Condizioni di vita e reddito delle famiglie | Anni 2023 - 2024

Nel 2024 il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (nel 2023 era il 22,8%), si trova cioè in almeno una delle tre seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure a bassa intensità di lavoro.

La quota di individui a rischio di povertà si attesta sullo stesso valore del 2023 (18,9%) e anche quella di chi è in condizione di grave deprivazione materiale e sociale rimane quasi invariata (4,6% rispetto al 4,7%); si osserva un lieve aumento della percentuale di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (9,2% e 8,9% nell’anno precedente).

Nel 2023, il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) aumenta in termini nominali (+4,2%) e si riduce in termini reali (-1,6%).

Nel 2023, l’ammontare di reddito percepito dalle famiglie più abbienti è 5,5 volte quello percepito dalle famiglie più povere (in aumento dal 5,3 del 2022).

CONDIZIONI DI VITA

Stabile il rischio di povertà

I dati sulle condizioni di vita nel 2024 mostrano un quadro sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030) nel 2024 è pari al 23,1% (era 22,8% nel 2023), per un totale di circa 13 milioni e 525mila persone. Si tratta degli individui che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale o a bassa intensità di lavoro (cfr. il Glossario nel Testo integrale).

Nello specifico, sono considerati a rischio di povertà gli individui che vivono in famiglie il cui reddito netto equivalente dell’anno precedente (senza componenti figurative o in natura) è inferiore al 60% di quello mediano. Nel 2024, risulta a rischio di povertà il 18,9% (lo stesso valore registrato nel 2023) delle persone residenti in Italia (vivono in famiglie con un reddito netto equivalente inferiore a 12.363 euro), per un totale di circa 11 milioni di individui.

Sostanzialmente stabile e pari al 4,6% (era 4,7% nel 2023) risulta la quota di popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (oltre 2 milioni e 710mila individui), la quota cioè di coloro che, nel 2024, presentano almeno 7 segnali di deprivazione dei 13 individuati dal nuovo indicatore Europa 2030; si tratta di segnali riferiti alla presenza di difficoltà economiche tali da non poter affrontare spese impreviste, non potersi permettere un pasto adeguato o essere in arretrato con l’affitto o il mutuo, ecc (cfr. Glossario per il dettaglio degli indicatori considerati).

Gli individui che nel 2024 vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (cioè con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel corso del 2023 hanno lavorato meno di un quinto del tempo) sono il 9,2% (erano l’8,9% nel 2023), ammontando a circa 3 milioni e 873mila persone. La quota di individui in famiglie a bassa intensità di lavoro aumenta, tra il 2023 e il 2024, tra le persone sole con meno di 35 anni (15,9% rispetto al 14,1% del 2023) e, soprattutto, tra i monogenitori, che presentano una percentuale più che doppia rispetto alla media nazionale (19,5% contro il 15,2% del 2023).

A livello territoriale, nel 2024, il Nord-est si conferma la ripartizione con la minore incidenza di rischio di povertà o esclusione sociale (11,2%, era 11,0% nel 2023) e il Mezzogiorno come l’area del paese con la percentuale più alta (39,2%, era 39,0% nel 2023).

Nel 2024 l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale si conferma essere più bassa per chi vive in coppia senza figli. Rispetto al 2023, l’indicatore aumenta per coloro che vivono in famiglie con cinque componenti e più (33,5% rispetto al 30,7% del 2023) e, soprattutto, per chi vive in coppia con almeno tre figli (34,8% rispetto a 32% del 2023). La crescita si registra anche per i monogenitori (32,1% rispetto a 29,2%), per effetto della più diffusa condizione di bassa intensità di lavoro (legata anche a problemi di conciliazione). Per le coppie con uno o due figli, il rischio di povertà o esclusione sociale rimane contenuto (circa il 19%) e ben al di sotto della media nazionale (23,1%). Inoltre, nel 2024, il rischio di povertà o esclusione aumenta per gli anziani di 65 anni e più che vivono da soli (29,5% dal 27,2% del 2023).

Il rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge il 33,1% (era il 31,6% nel 2023) tra coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici, diminuisce invece per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro dipendente (14,8% dal 15,8% del 2023) e rimane stabile per chi ha come fonte principale un reddito da lavoro autonomo (22,7% e 22,3% nel 2023).

Infine, il rischio di povertà o esclusione sociale si riduce per gli individui in famiglie con almeno un cittadino straniero (37,5%, dal 40,1% dell’anno precedente) e aumenta leggermente per i componenti delle famiglie composte da soli italiani (21,2% rispetto al 20,7% del 2023).

REDDITI DELLE FAMIGLIE

I redditi netti familiari si riducono in termini reali a causa dell’inflazione



Nel 2023, si stima che le famiglie residenti in Italia abbiano percepito un reddito netto pari in media a 37.511 euro, circa 3.125 euro al mese. La crescita dei redditi familiari in termini nominali (+4,2% rispetto al 2022) non ha però tenuto il passo con l’inflazione osservata nel corso del 2023 (+5,9% la variazione media annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo, IPCA), determinando un calo dei redditi delle famiglie in termini reali (-1,6%) per il secondo anno consecutivo.

La diminuzione dei redditi in termini reali è particolarmente intensa nel Nord-est (-4,6%) e nel Centro (-2,7%), a fronte di una lieve riduzione osservata nel Mezzogiorno (-0,6%) e di una debole crescita nel Nord-ovest (+0,6%).

Rispetto al 2007, la contrazione complessiva dei redditi familiari in termini reali è pari, in media, a -8,7% (-13,2% nel Centro, -11,0% nel Mezzogiorno, -7,3% nel Nord-est e -4,4% nel Nord-ovest). Inoltre, la flessione dei redditi è stata particolarmente intensa per le famiglie la cui fonte di reddito principale è il lavoro autonomo (-17,5%) o dipendente (-11,0%), mentre per le famiglie il cui reddito è costituito principalmente da pensioni e trasferimenti pubblici si registra un incremento pari al 5,5%.

Poiché la distribuzione dei redditi è asimmetrica, la maggioranza delle famiglie ha percepito un reddito inferiore all’importo medio. Calcolando il valore mediano, ovvero il livello di reddito che divide il numero di famiglie in due parti uguali, si osserva che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha un reddito non superiore a 30.039 euro (2.503 euro al mese), con una crescita del 4% in termini nominali rispetto al 2022 (28.865 euro, 2.405 euro mensili).

Le famiglie del Nord-est dispongono del reddito mediano più elevato (34.772 euro), seguite da quelle del Nord-ovest (il livello mediano è inferiore del 5% a quello del Nord-est), del Centro (-8%) e del Mezzogiorno (-28%). Il reddito mediano varia in misura significativa anche in base alla tipologia familiare: le coppie con figli raggiungono i valori più alti con 46.786 euro (circa 3.900 euro al mese), trattandosi nella maggior parte dei casi di famiglie con due o più percettori, ma le coppie con tre o più figli percepiscono un reddito mediano (44.993 euro) più basso sia di quello osservato per le coppie con due figli (48.084 euro) sia di quello osservato per le coppie con un solo figlio (45.523 euro).

Le famiglie monogenitoriali presentano un reddito mediano di 31.451 euro e gli anziani che vivono soli nel 50% dei casi non superano la soglia di 17.681 euro (1.473 euro mensili). Le coppie senza figli percepiscono un reddito mediano decisamente più basso se la persona di riferimento è anziana (31.975 contro 40.447 euro delle coppie senza figli più giovani). Il livello di reddito mediano delle famiglie con stranieri è inferiore di 5.400 euro a quello delle famiglie composte solo da italiani. Le differenze relative si accentuano passando dal Nord al Mezzogiorno, dove il reddito mediano delle famiglie con almeno uno straniero è pari al 62% di quello delle famiglie di soli italiani.

 


giovedì 20 febbraio 2025

 

Donata Albiero

20 Febbraio 2025

In Veneto da alcuni anni bambini e bambine, ragazzi e ragazze hanno approfondito in diversi modi il tema dell’inquinamento da Pfas, sostanze chimiche utilizzate dalle industrie per conferire proprietà resistenti a tanti prodotti, dannose per l’ambiente e per la salute delle persone. Fermate il “treno” dei Pfas che corre sempre più veloce, gridano, mentre imparano a prendersi cura del territorio

 

Il 7 febbraio si è svolto un presidio davanti al tribunale di Vicenza, parte di una mobilitazione ampia della società civile e delle associazioni ambientaliste, che coincide con la fase decisiva del processo Miteni. Sull’azienda grava l’accusa di gravi manchevolezze, malgrado si fosse a conoscenza dell’inquinamento da Pfas e dei pesanti rischi connessi. Alla manifestazione ho partecipato anch’io, accompagnata da una trentina di studenti – dai 12 ai 19 anni – per dare visibilità ai 9.000 studenti (40 scuole) incontrati in sette anni, i quali, in nome della Costituzione italiana, continuano a chiedere giustizia per le vittime, i cittadini contaminati. Reclamano il diritto a un futuro ecologico.

Lì, al presidio, hanno parlato con foga, passione e determinazione gli studenti della scuola media Zanella di Arzignano. Precise sono state le loro rivendicazioni: il diritto alla vita, il diritto alla salute il diritto all’Informazione, la trasparenza contro il silenzio delle istituzioni, la conoscenza scientifica contro la disinformazione, l’attivismo contro la sudditanza.

 “… Oggi siamo qui, insieme ai nostri compagni e ai nostri professori, per dire il nostro No a tutte le forme di inquinamento che avvelenano l’ambiente e i nostri fiumi…. Negli anni Settanta gli studenti della nostra scuola, guidati dal loro professore di Tecnologia, Antonio Boscardin, hanno denunciato il grave degrado del torrente Chiampo, documentandone l’inquinamento con fotografie, misurazioni e relazioni dettagliate. Il suo impegno ha portato all’organizzazione di una delle prime marce ecologiche dell’epoca, contribuendo a sensibilizzare l’intera comunità sulla necessità di tutelare l’ambiente. Abbiamo visto le sue foto, letto le testimonianze e seguito il loro lavoro nel corso degli anni. Abbiamo capito il loro spirito, il loro insegnamento e la loro passione. Oggi, il nome di Antonio Boscardin è legato alla pista ciclabile lungo il torrente Chiampo, un riconoscimento per il suo impegno ecologista e per l’eredità che ha lasciato a noi studenti. Siamo qui per raccogliere quel testimone e portare avanti il suo messaggio. Vogliamo un futuro ecologico e un ambiente pulito, non solo con le parole, ma con il nostro esempio e la nostra voce. Perché il futuro non si aspetta, si costruisce…”.

A seguire una delegazione di studenti di alcune classi dell’Istituto Tecnico ITIS De Pretto di Schio, con le loro rivendicazioni sottoscritte anche da docenti e dirigente scolastico, arrivati da soli: atto autonomo di cittadinanza attiva. Rivendicano diritti negati.

 “La contaminazione da PFAS ci nega il diritto ad avere un futuro in salute e a pagarne il prezzo più alto sono i giovani e le generazioni future. Anche in questo caso, come per i cambiamenti climatici e, in generale, per ogni tipo di inquinamento, le conseguenze più pesanti ricadono su chi non ha nessuna responsabilità per questo disastro. A tale proposito è opportuno richiamare l’articolo 9 della Costituzione (…) e l’articolo 32 (…) . La vicenda Miteni, evidentemente, non ha insegnato nulla, considerando che gli impianti per la produzione di PFAS che erano a Trissino sono stati portati in India, mentre la bonifica dei territori contaminati su cui sorgeva l’azienda rimane ancora un miraggio, in contrasto con l’articolo 41 della Costituzione (…) Appellandoci al rispetto degli articoli 9, 32 e 41 della Costituzione Italiana e all’osservanza del principio di precauzione, stabilito dall’articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, chiediamo agli adulti di oggi di impegnarsi a cambiare strada, affrontando questo grave problema attraverso: l’immediata messa al bando della produzione di sostanze perfluoroalchiliche, con l’unica eccezione nel settore medico fino a quando non saranno disponibili soluzioni alternative rispettose della salute e dell’ambiente; la bonifica delle matrici ambientali e dei siti inquinati a spese dei responsabili, in base al principio “chi inquina paga”; il finanziamento alla ricerca di modalità efficaci per la degradazione dei Pfas ancora presenti nell’ambiente; il finanziamento alla ricerca di sostanze alternative e rispettose dell’ambiente e della salute. Chiediamo sia rispettato il nostro diritto ad avere un futuro da vivere in un ambiente sano”.

E ancora, un appello degli studenti ITET Pasini di Schio al tribunale di Vicenza. Richieste precise:

 “… Noi, chiediamo: Giustizia per la nostra salute violata da anni di contaminazione da Pfas. Desideriamo che venga bandito immediatamente l’utilizzo di Pfas nel nostro territorio, in conformità con il principio di precauzione e con le più recenti evidenze scientifiche sulla loro pericolosità. Salute, perché non possiamo più vivere con la paura di bere acqua contaminata e mangiare cibi avvelenati. Chiediamo che venga garantito un monitoraggio costante e trasparente della presenza di Pfas nell’ambiente e negli alimenti, informando tempestivamente la popolazione sui rischi e sulle misure di protezione da adottare. Bonifica immediata e totale delle aree contaminate, per restituire al nostro territorio la sua salubrità. I Pfas ci stanno rubando il futuro. Non possiamo più aspettare!”.

Le iniziative dei ragazzi hanno sorpreso, “incantato”, commosso gli adulti presenti: il frutto di una azione didattica che perseguiamo da anni che produce consapevolezza e azione in tutte le scuole dove siamo andati. Al di là di tutte le sciocchezze che si sono scritte e si scrivono sui giovani, quei ragazzi erano i rappresentanti di una generazione che non si arrende.

Il lavoro nelle scuole del Gruppo educativo Zero Pfas del Veneto (esperti della Salute, del territorio, attivisti) di cui sono coordinatrice consiste nel far conoscere il problema Pfas per poi acquisire consapevolezza e da essa decidere l’azione. Sanno i nostri studenti, dopo gli interventi ad hoc, cosa sono i pfas. Parliamo di prodotti chimici per sempre (“Forever chemicals”), indistruttibili, circa diecimila composti chimici di sintesi, ampiamente utilizzati dalle industrie per conferire proprietà resistenti, idrorepellenti, antifiamma a una infinità di prodotti di largo consumo (imballaggi alimentari, carta forno, filo interdentale, cosmetici, capi di abbigliamento, schiume antincendio, rivestimenti metallici, antiaderenti per padelle, creme e cosmetici, vernici e fotografia, cromatura, pesticidi, prodotti farmaceutici eccetera), ci minacciano ogni giorno. Sembra un catalogo di Amazon e, letto così, non sconvolge nessuno anche se il messaggio è quello della diffusione universale di un tossico cancerogeno perenne che mette in discussione la stessa capacità riproduttiva del genere umano. Tonnellate di Pfas si riversano, ogni giorno, nell’ambiente e fanno parte degli oggetti della nostra vita ordinaria. Amorevolmente, rimpinziamo con tali molecole i nostri ignari bambini.

John Holloway scrive in La Speranza. In un tempo senza speranza:

“Il treno corre nella notte, sempre più veloce. Dove sta andando, dove ci sta portando? Ai campi di concentramento? Alla guerra nucleare? A un susseguirsi di pandemie? Noi non lo sappiamo. Ma ora (…) appare un messaggio sullo schermo in fondo alla carrozza ‘Destinazione Estinzione’. Il riscaldamento globale, la distruzione della biodiversità, la scarsità d’acqua, più pandemie distruttive, le crescenti tensioni tra stati, le disuguaglianze sempre più grandi e oscene… puntellano la strada per quel destino. Ferma il treno, ferma il treno, ferma il treno!”.

Ma non lo stiamo guidando. Non lo controlliamo. Un fenomeno di rimozione collettiva ci consente di continuare a vivere la nostra quotidianità senza il problema di “fermare il treno”. Prenotiamo le ferie, portiamo ai centri estivi i nostri bambini, ci lamentiamo dell’aumento del costo della vita… Ciò significa che la conoscenza non è sufficiente per fermare il treno. È fondamentale che essa si evolva in consapevolezza. Solo allora nasce in noi la necessità di agire, di tirare il freno a mano. Tuttavia, non il terrore e la paura debbono essere alla base di una nostra azione consapevole ma la speranza.

Noi, gruppo educativo Zero Pfas del Veneto (Il gruppo educativo è nato all’interno del comitato di redazione PFAS Land nel 2018 su mandato del Movimento No Pfas del Veneto), non siamo ritornati, perciò, nelle scuole, per il settimo anno consecutivo, a ripetere “bla bla, bla”, a ribadire quello che tutti, almeno nel Veneto, bene o male, dovrebbero già sapere sulle cause, sugli effetti per la salute e l’Ambiente di quelle sostanze chimiche. Non vogliamo sprecare tempo perché di tempo ce n’è concesso poco, anzi pochissimo. Nella manciata di ore a disposizione nelle scuole, irrisoria per la complessità e la vastità del problema che trattiamo, per l’empatia da instaurare con ragazzi e ragazze, cerchiamo di suscitare un sentimento positivo di speranza. La speranza che il treno si possa fermare, la speranza che, nell’immediato, produce azione. Quale sia l’azione che i giovani intraprendono lo decidono loro. L’esperienza di questi anni è stata significativa e tanto numerose sono state le iniziative dei ragazzi da sorprenderci. Di certo, non faremo educazione di “economia domestica”. Come si fa a credere ancora che la siccità che avanza dipenda dal fatto che ci laviamo i denti senza chiudere il rubinetto del lavandino? Come si fa, in qualità di medici, a dire a una donna in gravidanza, per quanto riguarda i pfas, di stare attenta alla dieta? Nemmeno nei negozi biologici si riesce a rinvenire un prodotto, uno solo, su cui ci sia scritto “Pfas Free”. Troviamo, tali sostanze chimiche, nell’acqua “potabile”, probabilmente anche in quella minerale, ma non ce lo dicono. Sono certamente presenti in una grande quantità di alimenti che compriamo al mercato.


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C’è chi produce i Pfas, c’è chi ne consente la produzione e l’uso, c’è chi finge di prendere misure cautelative, autorizzandone l’assunzione giornaliera fino a un certo limite (ovviamente incommensurabile poiché nessuno sa quanti Pfas ingoia, respira, beve). C’è chi firma petizioni ai parlamentari nazionali ed europei perché venga bandita la produzione. Lo facciamo anche noi, anche se abbiamo scarsissima fiducia di un interessamento reale da parte del governo e dei parlamenti. Nel frattempo, Francesco Bertola, medico e presidente ISDE di Vicenza, con la sua meritoria ricerca sui ragazzi nati da madri contaminate da Pfas, scopre che molti di loro hanno problemi importanti della sfera riproduttiva. Lo confermano anche gli studi in vitro di Calo Foresta dell’Università di Padova.

Il problema dunque non è tecnico bensì politico. È il risultato di una società ingiusta dove prevalgono gli interessi economici e commerciali sul diritto alla vita e alla salute. Non prenderne atto, non agire, di conseguenza, è pura ipocrisia o connivenza (a rischio) col sistema. Ribellarsi è giusto. Ribellarsi significa agire, impedire il male adesso, tutti insieme. Il destino non è segnato, il futuro non è scritto, nessuno può prevederlo, lo costruiamo noi stessi, giorno per giorno, attraverso ogni decisione presa (o non presa). Possiamo creare ogni giorno un mondo basato sul mutuo riconoscimento della dignità umana. Bisogna fermare il treno, salvarsi la pelle e scendere. Poi si vedrà il da farsi.

Jane Goodall, etologa e antropologa (la citiamo speso nel Blog Generazione Speranza), in un testo prezioso, Il libro della speranza. Manuale di sopravvivenza per un pianeta in pericolo (Bompiani) avvisa: “La speranza non cancella le difficoltà e i pericoli che esistono, ma allo stesso tempo non si fa sconfiggere da questi. C’è tanta oscurità, ma sono le nostre azioni a riportare la luce”. Noi proviamo a farne tesoro insieme a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze.


Donata Albiero, insegnante, è stata anche dirigente scolastica


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domenica 26 gennaio 2025

I PFAS AD ARZIGNANO E L'ACQUA DI ZAIA

 


Ampio dibattito hanno suscitato nei social della nostra regione i dati, pubblicati da Greenpeace, relativi alla contaminazione da PFAS. In particolare quelli del comune di Arzignano, servito dal gestore “Acque del Chiampo”.

Purtroppo, la presenza dei perfluorati nel nostro acquedotto non è una novità. Si tratta di un grazioso dono della multinazionale Miteni, scoperto nel 2013 da due ricercatori del CNR, Stefano Polesello e Sara Valsecchi. Come tutti sanno, da allora la nostra associazione CiLLSA si è occupata del problema, sollecitando iniziative da parte del Comune e della Regione.


Il sindaco, Giorgio Gentilin, eletto a furor di popolo per ben due mandati, si rivelò essere, allora, un negazionista, rispondendo ai nostri continui appelli con dichiarazioni con cui sosteneva che l’acqua erogata dall’acquedotto comunale fosse ottima e paragonabile ad acqua oligominerale. Anni dopo si rese conto di aver sbagliato ma non fece ammenda davanti ai cittadini traditi.  Ormai il danno era stato fatto, la gente, che aveva avuto fiducia nelle sue parole aveva bevuto abbondantemente la sua “acqua oligominerale” e si era perduto molto tempo per correre ai ripari.

La nostra azione, comunque, proseguì insieme a quella di tante persone di buona volontà che riconobbero la gravità di quanto stava accadendo a causa dell’inquinamento prodotto da Miteni.

La situazione ad Arzignano cambiò con l’avvento al comune della nuova sindaca Alessia Bevilacqua che dimostrò attenzione per le nostre proposte. I lavori per la costruzione di nuovi serbatoi e filtri ai carboni attivi nelle prese di Canove e Grumello accelerarono, anche se con problematiche riguardanti l’acquisto dei terreni da parte di Acque del Chiampo.


Arzignano Canove i nuovi filtri per l'acquedotto

Considerati i tempi necessari per realizzare le suddette opere, proponemmo alla sindaca una provvisoria alternativa che garantisse alla popolazione la possibilità di avere acqua filtrata zero PFAS accedendo gratuitamente alle “casette dell’acqua” (25 in tutta l’area servita da Acque del Chiampo ). La richiesta fu accolta e fatta propria dal gestore. Ci interessammo anche dei ragazzi che frequentavano le scuole della città. Acque del Chiampo provvide a fornire boccioni di acqua minerale, per impedire la contaminazione dei bambini e degli studenti (La distribuzione di acqua minerale è ancora in corso e sarà sospesa quando entreranno in funzione i filtri per l’acquedotto).

Tali erano le iniziative in campo, in attesa che i filtri a carboni attivi entrassero in funzione. Bisogna dire che Acque del Chiampo ha avuto, durante questo periodo, un comportamento trasparente pubblicando, ogni quadrimestre, nelle bollette, i valori dei PFAS nell’acqua dell’acquedotto. Inoltre, i dati degli esami delle acque sono pubblicati  nel sito del gestore. 

Questa mattina sono andato a fotografare i filtri a Canove;  ho constatato che sono già pronti per fornire acqua a valore zero Pfas. Non sono ancora pronti, però, quelli della presa di Grumello, per cui si dovrà aspettare  qualche altro mese per completare la totale copertura della città. I limiti, in verità altissimi (390 nanogrammi/litro) e fuori da ogni valora scientifico, non li hanno fissati né il Comune  né, tantomeno,  il gestore.                                                                                                                                                        Sono opera della Giunta regionale con decreto del 2017. Di ciò si è vantato, spesso, l’assessore Bottacin; ha, in effetti, affermato che solo il Veneto aveva fissato i limiti in Italia. È  vero, ma sia lui che Zaia non sono in grado di dirci da quale fonte scientifica siano stati partoriti). Sappiamo, soltanto, che in Danimarca il limite massimo di contaminazione è fissato a 2 nanogrammi/litro.

Nel 2023 la Regione  ha adottato, in anticipo, i nuovi standard europei che dovranno partire in tutta l’Unione dal primo gennaio del 2026. Purtroppo, si tratta, anche in questo caso, di tetti assurdi cioè 100 nanogrammi litro.

Roma Incontro con il ministro dell'ambiente Costa

La signora Von der Leyen, anche lei, non è in grado di dirci da quale fonte scientifica sia scaturito il nuovo tetto, considerato che, nel frattempo, lo IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il PFOA, una delle 20 molecole su cui è tarata la misura, SICURAMENTE CANCEROGENO PER L’UOMO.

Sì, è proprio vero, lo standard europeo è tarato solo su 20 PFAS delle circa 10.000 molecole  attualmente in produzione e in commercio.

È  giusto dire ancora  che noi tutti assumiamo pfas anche dai cibi contaminati,  prodotti non soltanto nella Zona Rossa, caratterizzata da circa 10.000 pozzi privati mai controllati e dalla presenza in falda di PFAS a valori altissimi, ma da tanti altri luoghi del Veneto.  

A parte le discariche, gli inceneritori, le aziende di trattamento rifiuti, le lavanderie industriali, le caserme dei pompieri, gli aeroporti e le basi militari americane, nelle campagne di tutto il Veneto, le piante crescono su un tappeto chimico di diserbanti e sono annaffiate con pesticidi contenenti PFAS (buon appetito!).

Da anni aspettiamo che i responsabili della nostra salute e della nostra vita provvedano a realizzare filiere alimentari certificate e sicure, che gli alimenti in vendita siano certificati PFAS free da una etichetta ecc. Chiediamo alla politica il bando assoluto di tali molecole così pericolose.

In ogni caso, finché il loro uso sarà consentito non è tollerabile che gli scarti delle lavorazioni finiscano nell’ambiente. È noto, infatti, che i depuratori non sono in grado di filtrare i PFAS. Pertanto, questi dalle vasche passano nei fanghi e nei reflui che si scaricano nei corsi d’acqua.

La lotta per assicurare a tutti ALIMENTI SICURI è parallela a quella per garantire ACQUA  POTABILE  non contaminata. La politica è sorda ma noi le stureremo le orecchie.

Il cammino per salvare la pelle, soprattutto quella dei nostri figli e nipoti, sacrificati in nome del profitto,  è ancora lungo. L’avanzata dei PFAS (molecole indistruttibili e bio  accumulabili) è imponente. È dura, anche perché l’influenza delle lobby della chimica sui politici è potentissima e fornita di mezzi economici enormi.

Non brinderemo, il prossimo capodanno, con l’acqua di Ursula, tanto meno, con quella di Zaia.  Grazie ad anni di lotte e sacrifici di tanti che così intendono la politica in prima persona, dai nostri rubinetti uscirà acqua zero PFAS.

Giovanni Fazio

 

PS: Non basta indignarsi davanti al computer: è necessario partecipare di persona.

il 7 febbraio, dalle ore 9 in poi  saremo tutti davanti al tribunale di Vicenza per sostenere la causa contro Miteni.

 Alle 10.30 ci sarà una conferenza stampa da parte del Movimento.

 La manifestazione è stata organizzata dalle mamme no pfas e sostenuta da comitati e associazioni ZERO PFAS.

Non mancare. La tua presenza è importante.






giovedì 16 gennaio 2025

AUSTRIA: 2,2 MILIARDI DI BOTTIGLIE DI PLASTICA E LATTINE RECUPERATE AL 90%

 


Dal 1° gennaio Con “Achtung Einsatz!” prende piede in Austria uno dei più grandi progetti di economia circolare del Paese:  il vuoto a rendere con deposito cauzionale per bottiglie di plastica e per le lattine di metallo.

Con il nuovo sistema di deposito, ogni anno verranno riciclati circa 2,2 miliardi di bottiglie e lattine e si dovrà raggiungere un tasso di restituzione del 90% entro il 2027.

Con l’Austria arrivano a 17 i Paesi europei che hanno in vigore un sistema di Deposito Cauzionale (o DRSDeposit Return Scheme).

Il 1° gennaio, quindi, è entrato in vigore il nuovo regolamento per le bottiglie di plastica e le lattine di metallo, con l’obiettivo di mantenere in circolazione i materiali di alta qualità degli imballaggi per bevande e di ridurre al minimo la dispersione di bottiglie e lattine in natura.

In genere, DRS includono:

  • imballaggi in plastica (soprattutto PET)
  • in metallo (lattine in alluminio)
  • vetro

L’accordo europeo sugli imballaggi prevede all’art.44 l’introduzione obbligatoria di un sistema di deposito cauzionale (DRS Deposit return system) per i Paesi come l’Italia che difficilmente raggiungeranno il 90% di intercettazione per i contenitori per bevande in plastica e metallo.

Cosa accadrà in Austria

Dal 2 gennaio sono stati immessi sul mercato i nuovi contenitori in plastica o in lattina ( da 0,1 ai 3 litri) con il logo del deposito, che si applica a tutti i tipi di bevande, tranne quelle derivate dal latte, gli sciroppi, e a bevande considerate medicali.

I contenitori, inoltre, devono essere dotati, oltre al simbolo del deposito, di un codice a barre facilmente leggibile dalle reverse vending machine (RVM), nel caso di raccolta automatizzata, e dagli scanner dei punti vendita dove viene effettuata una raccolta manuale (presso gli esercizi che commercializzano bevande).

I circa 5.600 punti di restituzione che si sono registrati presso l’operatore centrale del sistema RPA si sono già dotati di RVM per la raccolta automatizzata o dell’equipaggiamento previsto per la raccolta manuale.


Questo articolo è stato scritto dalla giornalista Germana Carrillo, una delle più esperte conoscitrici delle problematiche provocate dalle plastiche e della legislazione europea e mondiale in merito. E' stato pubblicato su Green me.

 

Per chi volesse approfondire sul comportamento del governo italiano e le nuove scoperte di frammenti di plastica nelle carotidi e ictus cerebrali ripropongo il post pubblicato il 19 marzo 2024

https://newjbi.blogspot.com/2024/03/le-nanoplastiche-nel-cervello.html

 

 

martedì 14 gennaio 2025

Dal golfo di Salerno al Viet Nam vongole ritirate perché contengono PFAS.

 



   

Richiamate altre vongole surgelate con PFAS

13 Gennaio 2025

Nel corso del fine settimana, il Ministero della Salute ha diffuso due nuovi richiami: si tratta di altre vongole sgusciate surgelate con PFAS e confezioni di infusi per migrazione di idrocarburi degli oli minerali.

Il richiamo delle vongole surgelate

Il Ministero ha segnalato il richiamo da parte del produttore di un lotto di vongole sgusciate surgelate (Paphia textile) distribuito da Nuove Eurogel Sud Srl. Il motivo indicato sull’avviso di richiamo è la presenza dello PFAS acido perfluoroottanoico (PFOA) in quantità superiori ai limiti consentiti. Il prodotto in questione è venduto in confezioni da 200 grammi, con il numero di lotto NV210524 e la data di scadenza 30/06/2026.

L’azienda Scongelando Srl ha prodotto le vongole sgusciate richiamate. Lo stabilimento di produzione si trova in viale Brodolini, Zona Industriale, Battipaglia, in provincia di Salerno (marchio di identificazione CE IT G1U41).

In precedenza, i supermercati Decò e il Ministero della Salute avevano già segnalato un altro richiamo di vongole sgusciate surgelate con PFOA in eccesso, in quel caso a marchio Coralfish. I  mercati Decò hanno segnalato il richiamo da parte del produttore di un lotto di vongole del Pacifico sgusciate, cotte e surgelate a marchio Coralfish. Il motivo indicato è la presenza dello PFAS acido perfluoroottanoico (PFOA) in quantità superiori ai limiti consentiti. Il prodotto interessato è venduto in confezioni da 800 grammi, con il numero di lotto VN121IV367BL e la data di scadenza 30/06/2026.

Anche il Ministero della Salute ha segnalato il richiamo L’azienda Ngoc Ha Co. Ltd. Food Processing and Trading ha prodotto le vongole richiamate e Panapesca Spa le ha commercializzate in Italia. Lo stabilimento di produzione si trova in Hoi Hamlet, nel villaggio di Kim Son, distretto di Chau Thanh, provincia di Tien Giang, in Vietnam (marchio di identificazione DL 121)

 


Sono solo due recenti episodi (pubblicati dal “ il Fatto alimentare” che testimoniano la contaminazione mondiale delle molecole tossiche e cancerogene  la cui produzione è in aumento. Gli scienziati di tutto il mondo continuano a lanciare appelli per salvare il genere umano e il pianeta dalla diffusione sempre più massiva di queste sostanze chimiche  non esistenti in natura e persistenti per decine di anni nei nostri organismi .

La valutazione IARC (Istituto internazionale per la ricerca sul cancro)

Un gruppo di lavoro di 30 esperti internazionali provenienti da 11 Paesi è stato convocato dal programma delle Monografie IARC e, dopo aver esaminato a fondo la vasta letteratura pubblicata, ha classificato il PFOA come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2B).

Un riassunto delle valutazioni finali è stato ora pubblicato online su The Lancet Oncology . La valutazione dettagliata è stata pubblicata nel 2024 come Volume 135 delle Monografie IARC .

 

Il cancro non è l’unica patologia correlata alla contaminazione da PFAS. Tra gli altri gravissimi danni alla salute, segnaliamo  quella che possiamo definire  una vera e propria maledizione nelle gravidanze dove possono provocare gravissimi danni alla partoriente, aborti ripetuti e danni irreversibili alla prole.




Il 7 febbraio 2023, l'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha pubblicato la proposta di restrizione REACH sui PFAS. La proposta è stata predisposta dalle autorità di Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia ed è stata presentata all'ECHA il 13 gennaio 2023.

 Il suo obiettivo è ridurre le emissioni di PFAS nell'ambiente e rendere i prodotti e i processi più sicuri per le persone. Le autorità che hanno predisposto il dossier di restrizione hanno indicato due possibili scenari di restrizione (“Restriction Options”, RO). Entrambi gli scenari di restrizione prevedono la messa al bando della produzione, l’uso e l’immissione del mercato dei PFAS come sostanze. Inoltre, i PFAS non potranno essere immessi sul mercato in un’altra sostanza, come costituenti di altre sostanze, in miscela o in articoli al di sopra di determinate concentrazioni.

Nel settembre del 2023 la Confindustria ha presentato all’ECHA un documento con cui, sostanzialmente, si oppone alle richieste di bando dei PFAS così come sopra proposte.

Rifacendosi alla legislazione britannica, molto più blanda in materia Confindustria dichiara:

 “Riteniamo che, data la mancanza di informazioni sulla pericolosità di alcuni PFAS e sulla reale estensione di utilizzo dei PFAS nelle varie catene del valore e nei settori a valle, tale approccio sarebbe da adottare anche per l'UE.”

 Già., l’affermare che mancherebbero “informazioni sulla pericolosità dei PFAS”  è una vera e propria FAKE NEWS che tende a disorientare l’opinione pubblica e basta questo per inficiare l’intero documento che mira a sostenere la continuazione dell’uso dei PFAS nel settore industriale.

Il carattere di PERSISTENZA  che è proprio di queste molecole, tossiche e cancerogene, è di per sé un FATTORE DI RISCHIO.

Ritorneremo a giorni sull’argomento pubblicando un prezioso resoconto della rivista LE MONDE.

Nel frattempo “occhio alla vongole” chiamate  anche le “spazzine del mare” per la loro capacità di filtrare l’acqua liberandola dalle sue impurità chimiche, fisiche e batteriche, trasferendole, ovviamente, al proprio interno.

Giovanni Fazio

 








 

 

 


mercoledì 1 gennaio 2025

Come dice il Papa, i ladri di regime se la scampano




Di Massimo Fini

31 Dicembre 2024


Papa Francesco, che non per nulla si è dato il nome del Santo protettore dei poveri dei miserabili, degli “umiliati e offesi”, parlando dalle carceri di Rebibbia nell’ambito delle cerimonie per l’apertura del Giubileo, riferendosi ai detenuti ha detto: “È molto importante essere qui. Perché dobbiamo pensare che tanti di questi non sono pesci grossi, i pesci grossi hanno l’astuzia di rimanere fuori”. Questa affermazione Bergoglio non l’ha fatta nelle dichiarazioni ufficiali ma parlando, come spesso gli succede, in modo libero (“C’è già troppa frociaggine”) ai presenti, soprattutto giornalisti. 

Che cosa intendeva dire, di fatto, Bergoglio? Che i ladri di regime quasi sempre, in un modo o nell’altro, se la scampano, i poveracci no. Quasi tutti i media italiani non hanno ripreso questa “voce del sen fuggita” (Orazio e Metastasio). Mentre nei bar non si parlava d’altro, questa possente affermazione è stata ignorata o trattata in modo del tutto superficiale, credo non a caso, dai media, con la lodevole eccezione del Corriere della Sera, una volta tanto benemerito.

Ma vediamo di chiarirci le idee con alcuni dati relativi all’Italia, anche se il discorso del Papa è valido, se così possiamo esprimerci, urbi et orbi. Ma in Italia siamo e in Italia, “purtroppo o per fortuna”, viviamo. In Italia i carcerati per reati finanziari ed economici, cioè i reati tipici di ‘lorsignori’, sono solo lo 0,9% dei carcerati totali, mentre in Germania è il 10%. Il rapporto è quindi di uno a dieci. Si sostiene che i cosiddetti “reati da strada” provocano un maggior allarme sociale. E certamente se un manigoldo deruba una vecchietta che è appena andata a ritirare la pensione, e la mette così sul lastrico, il fatto è grave e va punito. Ma, come ha ricordato Piercamillo Davigo, una bancarotta fraudolenta mette sul lastrico, d’un sol colpo, non una vecchietta ma cento.

La scarsa presenza di “colletti bianchi” in carcere si spiega anche col fatto che a costoro la galera, in attesa di un giudizio definitivo che vista la lentezza della giustizia italiana probabilmente non arriverà mai, ghigliottinata dalla prescrizione, viene risparmiata in favore degli “arresti domiciliari”.

 Si ritiene infatti che ai delinquenti di diritto comune, che fanno anda e rianda dalle prigioni, il carcere non sia particolarmente pesante, ci sono abituati, mentre per chi fin lì ha vissuto nel lusso e nell’agio la punizione sarebbe troppo severa. 

È uno dei tanti esempi di quel ‘razzismo sociale’ così diffuso nel nostro Paese. Vai in carcere stronzo che forse imparerai qualcosa perché il carcere è anche teso alla rieducazione del condannato e quei pochi lorsignori che l’hanno sperimentato, penso, tanto per fare un esempio, a Sergio Cusani, noto brasseur socialista negli anni del Craxi imperante, condannato a quattro anni di galera, scontati per intero, che ne è uscito migliore e dedito al volontariato. 


Daniela Santanchè, ministro del Turismo, finanziario, sotto processo per bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato è ancora al suo posto. Naturalmente per la Santanchè, come per tutti, vale il principio della presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, ma è la stessa Santanchè che ha affermato per i reati da strada: “in galera subito e buttare via le chiavi”, cioè senza nemmeno un processo. 

Può anche accadere che un grande imprenditore o un importante uomo politico finisca per essere condannato, ma sconta la pena ai servizi sociali. È il caso di Silvio Berlusconi (ci spiace citarlo ancora una volta, ora che è morto, ma è il principale responsabile di quelle leggi ad personam e ad personas che praticamente hanno messo al sicuro, in questi anni, i colletti bianchi) condannato a quattro anni per una colossale evasione, di cui grazie a un indulto finì per scontarne uno solo andando a raccontare, una volta alla settimana, le sue barzellette alla Fondazione Sacra Famiglia, ricovero di anziani, i veri condannati. Nella vicina Francia Nicolas Sarkòzy, ex Presidente, condannato a tre anni per corruzione e traffico di influenze, ne deve scontare almeno uno con il braccialetto elettronico, cosa particolarmente umiliante. Sembra di capire che in Francia le regole valgono per tutti, senza distinzione di censo.

Detto quanto ho detto, e non rinnegando nulla, io penso però si debba avere per tutti, anche per gli avanzi di galera, misericordia, quella che i latini chiamano pietas, perché in loro e in tutti la condanna c’è già: la condanna di vivere in questo Universo inesplicabile.

“Se t’inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli

In quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori

Lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano

Quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano

Se tu penserai e giudicherai da buon borghese

Li condannerai a cinquemila anni più le spese

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo

Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo” (“La città vecchia”, De André)

https://youtu.be/r2L5MJdTCFI?si=q8Gkzg__d9k4oV8U