La guerra iniziata il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si protrae ormai da oltre tre anni causando sofferenze inenarrabili alle popolazioni coinvolte, disastri ambientali incommensurabili e la morte sui due fronti di centinaia di migliaia di giovani mandati al massacro dai rispettivi governi.
La
NATO e i vertici dell’Unione Europea non hanno fatto nulla, né per scongiurare
– come avrebbero potuto – lo scoppio
della guerra, né per arrestarne il corso. Al contrario hanno bandito ogni
ipotesi di negoziato e hanno
alimentato il conflitto rifornendo l’Ucraina di armi sempre più performanti, coltivando il mito di una vittoria militare
impossibile da conseguire.
La
guerra e le sanzioni imposte alla Russia hanno prodotto un balzo in alto
dei costi delle materie prime e un’impennata
dei prezzi, non controbilanciata dalla crescita dei salari, causando un
generale peggioramento delle condizioni
di vita per milioni di persone.
La
prospettiva che si ponga fine alla guerra e si giunga finalmente al cessate il
fuoco, a seguito dell’apertura di
negoziati fra gli Stati Uniti e la Russia ha suscitato smarrimento nei vertici
dell’UE e nelle Cancellerie dei
principali Paesi europei, al punto che il Parlamento europeo nella sua Risoluzione del 12 marzo 2025 ha espresso “sgomento
per quanto riguarda la politica dell’amministrazione statunitense di
riappacificarsi con la Russia.”
Di
fronte alla prospettiva del cessate il fuoco, la risposta dell’UE e dei principali
paesi europei non è stata quella di
attivarsi per agevolare il percorso di costruzione della pace, ma, al
contrario, quella di prefigurare la continuazione
della guerra con altri mezzi.
Il
Piano Re Arm Europe (in
seguito pudicamente rinominato Readiness 2030), proposto dalla
Presidente della Commissione, Ursula Von der Layen, propone la mobilitazione di 800
miliardi di euro per consentire un riarmo straordinario dei Paesi europei; Lo scopo di questo processo
di riarmo è quello di prepararci alla guerra, come ha dichiarato Il 18 marzo la stessa Ursula Von
der Layen durante un discorso alla Royal Danish Military Academy a Copenaghen. Rientra in questa
direzione la “Strategia Ue per la preparazione” lanciata dalla Commissione e dell'Alta rappresentante Kaja
Kallas. Nella strategia si incoraggia la popolazione a fare "scorte essenziali per un minimo
di 72 ore in caso di emergenza."
In
questo quadro, il vertice dei “volenterosi” convocato a Parigi, con la partecipazione
dei leader europei e del presidente
ucraino Zelensky, è un malcelato tentativo di ostacolare il processo di pace.
Il nodo centrale dell’incontro è l’invio
di truppe in Ucraina. Non parliamo di forze di interposizione con un mandato condiviso da entrambe le parti,
ma di truppe di interdizione, “pronte a combattere”, secondo le dichiarazioni dello stesso Zelensky.
Siamo quindi di fronte non alla preparazione di una missione di pace ma a una prospettiva di
guerra. Non si tratta di chiudere il conflitto armato, ma – al contrario - di ostacolare il cessate il fuoco,
seminando ulteriori fattori di ostilità fra le parti, con il rischio di coinvolgere l’Europa in una spirale
bellica incontrollabile.
Si
viene così delineando un progetto politico demenziale e nefasto per
tutti i popoli europei. Siamo arrivati
al punto che le istituzioni europee producono terrorismo psicologico per
farci rassegnare all’idea che la guerra
è incombente e quindi bisogna riarmarsi. In realtà l’incremento delle spese militari
non ha nessuna ragione obiettiva su cui fondarsi poiché la spesa totale per la
difesa degli Stati membri dell’UE nel
2024 ha raggiunto un valore stimato di 326 miliardi di euro, a fronte di una
spesa di 145,9 miliardi di dollari della
Russia.
Quella
destinata al riarmo è una cifra enorme, sottratta alla sanità, all’educazione,
alla difesa ambientale, alla lotta alla
povertà, che modifica l’identità delle democrazie europee segnando il passaggio dal welfare al warfare. Si ingannano
i popoli europei agitando una minaccia che non esiste.
Noi
non abbiamo nessun motivo per portare guerra alla Russia, come la Russia non ha
nessun motivo per portare guerra
all’Italia o ad altri paesi europei.
La sicurezza si difende costruendo
rapporti pacifici fra le nazioni, attraverso
il disarmo reciproco e concordato, non attraverso la corsa agli armamenti.
Il processo di riarmo serve solo a identificare un nemico, ad attribuire alla
Federazione russa il ruolo del nemico,
dividendo l’Europa con una nuova drammatica cortina di ferro. Siamo di fronte ad un passaggio cruciale per il nostro
futuro. Dobbiamo bloccare questo processo prima che divenga
irreversibile. Per questo aderiamo ed invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione
indetta dal movimento 5 Stelle per il 5
aprile a Roma con una chiara piattaforma contro il riarmo europeo. Occorre superare ogni steccato e costruire
una grande unità di popolo per la pace, per il futuro, per i nostri figli. Roma, 1° aprile
2025
Pino
Arlacchi, Elena Basile, Piero Bevilacqua, Maria Luisa Boccia, Ginevra Bompiani,
Alberto Bradanini, Giacomo Costa,
Roberta De Monticelli, Monica Di Sisto, Domenico Gallo, Claudio Grassi, Raniero La Valle, Lea Melandri, Pasqualina
Napoletano, Moni Ovadia, Ali Rashid, Francesco Sylos Labini, Linda Santilli, Vauro.